Dusan Vlahovic è ora ufficialmente un giocatore del Besiktas, con tanto di accoglienza da star in Turchia. Ma si tratta inevitabilmente di un netto passo indietro per lui, soprattutto considerando che poteva restare alla Juventus, in Serie A e al netto delle big che credeva di incrociare da giocatore svincolato. Contento lui. Delle cifre sicuramente, sul fattore campo probabilmente un po’ meno. Del resto come ribadisce La Gazzetta dello Sport, l’intesa tra Dusan Vlahovic e la Juventus si è infranta di fronte all’irremovibile pretesa dell’attaccante di percepire 8 milioni di euro netti a stagione per rinnovare il proprio legame. La pretesa che ha portato fino alla fine è stata questa.
Da parte del centravanti serbo – garantisce la rosea – c’era anche quella di proseguire la sua avventura alla Continassa sotto la guida di Luciano Spalletti, da cui si sentiva stimato e valorizzato, ma ponendo come condizione imprescindibile la conferma dello stesso identico compenso stipulato in precedenza. Un emolumento da primissimo piano globale che la dirigenza bianconera, una volta recepiti i desiderata del calciatore attraverso i colloqui con la mediazione di Damien Comolli prima del passaggio di consegne con Giovanni Carnevali, ha stabilito di non poter più assecondare.
Calciomercato Juventus, retroscena Vlahovic

C’è stata anche una proposta sul piatto per ritrovarsi: 6.5 milioni di euro per due anni. Ma quando il giocatore ha declinato, insistendo per gli 8 milioni citati, la risposta della società è stata netta: voltare pagina in maniera drastica, rinunciando all’apporto dell’esplosivo numero nove e mandando in archivio uno degli investimenti economici più esorbitanti e complessi mai portati a termine nella storia recente della Vecchia Signora. La scelta del club segna un punto di non ritorno nella politica di contenimento dei costi, dimostrando come le esigenze di bilancio abbiano ormai la priorità su qualsiasi pretesa individuale.
A differenza di altri elementi dello spogliatoio, il classe 2000 si è sempre opposto a qualsiasi ipotesi di decurtazione delle proprie spettanze economiche, rivendicando uno status di stella assoluta sia sotto l’aspetto tecnico che su quello del monte ingaggi. Il problema è che le sue prestazioni sul terreno di gioco non sono mai uscite del tutto da un’infinita discontinuità, un limite emerso persino sotto la gestione di allenatori a lui favorevoli come Igor Tudor e lo stesso Spalletti. La distanza tra le aspettative del calciatore e il rendimento mostrato nelle varie competizioni ha finito per logorare gradualmente il peso contrattuale del centravanti nelle trattative con il vertice societario. Così l’addio, con tanto di virata e chiusura per Randal Kolo Muani in attesa anche di Joshua Zirkzee adesso.