Bonucci: “Milan? Persi lucidità, su Guardiola e l’addio alla Juve…”

In un’intensa e sincera chiacchierata pubblicata sui canali ufficiali della World Soccer Agency di Alessandro Lucci, Leonardo Bonucci riavvolge il nastro della sua carriera per svelare retroscena di mercato e rileggere con maturità le decisioni più discusse del suo passato. L’ex difensore della Juventus ha aperto il cassetto dei ricordi, concentrandosi in particolare sul forte interesse mostrato nei suoi confronti da Pep Guardiola e sulle dinamiche interiori che lo portarono, nel summer 2017, al controverso trasferimento in rossonero.

Il rapporto speciale con il tecnico catalano ha rappresentato uno dei capitoli più affascinanti della sua parabola agonistica, come confermato dalle parole dello stesso Bonucci: «Per il mio stile di gioco, l’allenatore che predilige di più giocare da dietro è Guardiola. Così cominciò un corteggiamento serrato per diverse settimane. Quando ti chiama Guardiola non è un corteggiamento qualsiasi. Cominci a vacillare, nel mezzo c’era l’Europeo e dovevo stare concentrato, ma anche durante il torneo ci sono stati momenti di condivisione». Un’attrazione tattica e umana fortissima che avrebbe potuto proiettarlo in Premier League, offrendogli un’opportunità di crescita unica: «Essere allenato da Guardiola mi avrebbe permesso di avere un bagaglio più grande, sotto l’aspetto tecnico e tattico. Analizzare il percorso dentro e intorno all’ambito sportivo è stata una crescita».

Intervista a Bonucci tra Guardiola, Juve e l’errore Milan

A trattenere il centrale a Torino nell’estate del 2016 furono però fattori che travalicavano il semplice rettangolo verde, legati alla sfera familiare e alla volontà del club bianconero: «La malattia di Matteo e il mio non sentirmi al 100% pronto a lasciare la Juve – che mi diceva che anche se fosse arrivata una cifra incredibile non mi avrebbe ceduto – è stata una normale conseguenza rimanere». La svolta però arrivò soltanto dodici mesi più tardi, con il clamoroso e inaspettato passaggio al Milan, una scelta oggi analizzata con estrema lucidità e un pizzico di autocritica dall’ex numero diciannove.

Ecco quanto racconta in merito: «L’anno dopo, con il passaggio al Milan, avevo perso lucidità dopo i fatti che erano successi nel 2017. Stavo per diventare una colonna della Juventus e il percorso che dovevo fare era quello lì. Non era successo nulla che mi facesse pensare ‘Non stai più bene qui, devi andare via’. Ero nella comfort zone che mi rendeva performante e quindi non aveva senso andare via». Un’ammissione trasparente che dimostra come, col senno di poi, il difensore riconosca il valore dell’ambiente bianconero per la sua massima resa professionale.