Alessio ricorda la Juve di Conte: “Questa cosa mi dà ancora fastidio”

Torna a parlare Angelo Alessio, ex vice allenatore della Juventus. Intervistato oggi da Tuttosport, l’ex vice allenatore bianconero ripercorre con acume analitico la filosofia del lavoro di Antonio Conte e le dinamiche di rifondazione in casa Juventus. Nel tracciare un parallelo tra la rinascita avviata nel 201, lo storico collaboratore sottolinea come la cultura del club imponga la vittoria come unico parametro di giudizio accettabile, ricordando l’impegno maniacale del tecnico leccese nel curare ogni singolo dettaglio tattico e motivazionale. Vi riportiamo alcuni estratti.

Intervista Angelo Alessio sulla Juventus di Conte

Conte e il ritorno alla Juve: prima o poi accadrà?

Tu hai assistito a una rinascita, quando sei tornato alla Juve, da secondo di Conte, nel 2011. Ma facciamo un passo indietro come nasce la collaborazione con Antonio? 

«L’ho conosciuto alla Juve nel 1991, eravamo entrambi giocatori. Poi ci siamo frequentati, eravamo amici fuori dal campo. Venni a Torino per mia figlia, per un open day al Politecnico e incontrai Antonio: in quel momento si era lasciato con l’Atalanta e mi chiese se volevo entrare nel suo staff a Siena. Lì abbiamo vinto il campionato e poi è arrivata la chiamata alla Juve». 

C’è una frase che viene associata al primo allenamento, a Bardonecchia, che viene spesso citata. È vero che disse allo spogliatoio: «È ora di finirla di fare schifo»? 

(ride) «Le parole erano molto più colorite, ma il concetto è quello. Tutti sapevano che c’era un potenziale inespresso che andava risvegliato. E con Antonio quei campioni sono riusciti a diventare ancora più bravi. Quella carica e quell’energia l’hanno portata avanti per tanti anni».

Tu, tecnicamente, sei anche stato l’allenatore della Juve, quando hai sostituito Conte durante la squalifica. Com’è fare il primo allenatore della Juve? 

«No, calma, l’allenatore in prima era sempre Conte. Preparava tutto, anzi di più. Per evitarci qualsiasi problema, per evitare di farci trovare impreparati in qualsiasi situazione, studiava ancora di più la partita. Però fu un periodo bello, perché la squadra si unì ancora di più nella difficoltà». 
 
Quale partita vorresti rigiocare della tua carriera? 

«La semifinale di ritorno di Europa League contro il Benfica. Mi è rimasta proprio qui… Se avessimo vinto, la finale era a Torino. È una cosa che mi dà fastidio ancora adesso a parlarne». 
 
La vulgata è: Conte l’ha persa per pensare il ricordo di punti. Vero o falso? 

«Falso. Era una di quelle partite che non si sbloccano mai, poteva durare cinque ore e non avremmo fatto gol. La vorrei proprio rigiocare».