Contatto Alajbegovic-Keita, era rigore? Il verdetto di Marelli a DAZN

Juventus-Parma 2-0, rete iniziale di Nico Gonzalez e raddoppio di Teun Koopmeiners: finisce così la seconda giornata di Serie A bianconera. E chissà che ora non possa cambiare il futuro di entrambi in questo rush finale di mercato. Una partita non brillante ma meritata dai bianconeri che ha visto però anche una polemica. Quando il risultato era infatti sull’1-0, la squadra avversaria ha chiesto un calcio di rigore. Minuto 79 precisamente: nel cuore dell’area di rigore torinese, il giovane Kerim Alajbegovic dopo aver ripiegato in maniera ottima è entrato in contatto con Mandela Keita proprio nel momento in cui il centrocampista dei ducali cercava lo spunto decisivo.

La caduta dell’attaccante del Parma ha scatenato le proteste immediate degli ospiti, i quali hanno chiesto a gran voce la concessione della massima punizione. Il direttore di gara è apparso irremovibile, facendo ampie dita di proseguire; una scelta contestatissima che ha permesso alla Juventus di rovesciare istantaneamente la transizione e proiettarsi sul fronte opposto con un contropiede insidioso con cui quasi faceva male gli avversari.

Juve-Parma, contatto Alajbegovic-Keita: moviola Marelli

A fare definitiva chiarezza sulla bontà della scelta arbitrale è intervenuto l’esperto di DAZN Luca Marelli, il quale ha confermato in diretta la corretta lettura della dinamica di gioco: “Per quanto riguarda l’atto tra Alajbegovic e Keita, molto discutibile sicuramente, ma l’ultimo replay che abbiamo visto non è il miglior replay per guardare l’azione. Il miglior replay è quello della presa diretta dell’azione e si vede che Hajbegovic non fa un movimento verso Keita, ma allunga il piede di fronte a sé. Dopodiché c’è un contatto che è un normale contrasto di gioco, ma non c’è una vera infrazione, non c’è un’infrazione da parte di Alajbegovic, non c’è un fallo subito da parte di Keita. A mio parere, corretto lasciare correre perché non c’era calcio di rigore“.

L’analisi dell’ex arbitro ha così sgonfiato il caso sul nascere, evidenziando come l’affondo del difendente fosse orientato solo sul pallone senza alcuna volontà di ostacolare in modo irregolare l’attaccante, avallando appieno la decisione della sala VAR di non richiamare il fischietto alla on-field review.