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Gigi Buffon, al Palace di Torino, è stato insignito del titolo di Ambasciatore Onu per il programma sul cibo

AMBASCIATORE - "Rappresenta una crescita umana, inevitabile. A gennaio farò 42 anni, un po' di maturità c'è stata e com'è normale che sia mi piace cimentarmi in nuove sfide, avventure. Questa è una di quelle in cui l'altruismo gioca una parte ben più forte. So che mi emozionerà. Se inizio a guardare oltre il campo? Sono molto concentrato e focalizzato sul campo, per fortuna ho delle responsabilità anche lì, come sempre. Nonostante non sia protagonista assoluto settimanalmente. Al di là di questo, dello scendere in campo o meno, credo che il mio ruolo ugualmente richieda un'attenzione totale. E' un ruolo che mi gratifica tanto perché non è certamente marginale". 

LA STAGIONE - "Sta andando molto bene, sono molto felice. Giustamente, al'inizio nutrivo qualche perplessità sulla mia accettazione di questo nuovo ruolo. Però con molta tranquillità, parlandone anche a casa, ho realizzato che l'unica squadra che mi avrebbe fatto accettare quest'eventualità con serenità sarebbe stata proprio la Juventus. Ho aspettato e ho avuto ragione. Sono soddisfatto e contento dell'armonia che sto rivivendo nello spogliatoio, per la stima dei miei compagni, che è fondamentale. Anche per il fatto che possa riabbracciare i miei tifosi, i miei dirigenti. Ragazzi con cui ho condiviso tanto dentro e fuori dal campo. Questo era il senso della scelta". 



INTER - "Inter rivale? Definisco senza il minimo dubbio l'Inter come la rivale numero uno. Conosco l'allenatore, il modo di insegnare calcio e di ragionare, di trasmettere convinzione di Conte. Conosco il direttore e anche molto i giocatori". 

NUOVA DIFESA - "Se me l'aspettavo questi miglioramenti? Il mister è una persona che ha idee chiare. Sono così perché ha un percorso da allenatore trentennale, credo che in 30 anni di calcio, di battute d'arresto, di delusione, per uno che negli ultimi anni ha raggiunto la sua espressione massima da allenatore, è arrivato a tante convinzioni che riesce a trasferire alla squadra. C'è anche la predisposizione del gruppo per apprendere qualcosa di diverso rispetto a questi 10 anni. Parlano tutti di Allegri, ma c'è stato anche Conte. E' una filosofia che non avevamo mai conosciuto. Ci piace. I grandi calciatori hanno bisogno di grandi stimoli. Una volta raggiunti quelli, le prestazioni arrivano".

 

NAZIONALE - "Tornare in azzurro? O in verde (ride, ndr)? Ringrazio Mancini, è sempre attento e delicato nei miei confronti, è un qualcosa di non dovuto e che non certo. Se la Federazione e Mancini avessero quest'idea, accetterei nel momento in cui finirei di giocare". 

fonte: ilbianconero.com

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