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Juventus controbatte: «Abbiamo nel corso degli anni spedito tutte le azioni a tutela della società per ottenere quanto dovuto. Siamo in attesa della fissazione dei ricorsi al TAR che da ultimo abbiamo proposto, avverso la decisione degli organi della Giustizia Sportiva del Coni. Ogni tentativo di ottenere la riassegnazione degli scudetti sarà effettuato dalla società». Nella risposta data, via Internet, all’azionista Andrea Danubi, la Juventus ribadisce la propria posizione su Calciopoli e le sue conseguenze.

LA POSIZIONE – Niente di nuovo, quindi, perché la Juventus non si è mai arresa, gli anni non hanno cambiato idee e sentimenti sulla vicenda giudiziaria del 2006, hanno forse smorzato la voglia di parlarne, ma il numero degli scudetti esposto allo Stadium, che fa ancora arrabbiare qualcuno, vale più di qualsiasi dichiarazione.

D’altra parte la battaglia della Juventus, negli ultimi anni, si è concentrata sulla disparità di trattamento avuta in sede di giustizia sportiva. Ovvero, il fatto che comportamenti analoghi di altre società (nella fattispecie) l’Inter non siano stati puniti allo stesso modo (i nerazzurri erano stato oggetto della famosa relazione del procuratore federale Palazzi, che tuttavia aveva archiviato la posizione per sopraggiunta prescrizione).

LEPORE DIXIT – E proprio due giorni fa, Giandomenico Lepore, ex capo della Procura di Napoli (quella che indagò all’epoca), ha dichiarato: «Quell’indagine doveva colpire tutte le squadre, compresa il Napoli che poteva essere coinvolto, la seconda squadra che doveva essere esaminata l’Inter, ma L’Espresso pubblicò le intercettazioni ed i telefoni iniziarono a tacere, fu un modo di fermare, volevano evitare che si indagasse su tutto il calcio». 

Ribadendo che quell’indagine fu parziale e che del mare magnum di intercettazioni (oltre 170.000 chiamate registrate) ne furono selezionate solo alcune per costruire l’impianto accusatorio nei confronti di Luciano Moggi (e in ambito sportivo della Juventus).

COME FINIRA’ – E’ molto difficile che la Juventus riesca a ribaltare che le sentenze della Giustizia Sportiva prima e di quella ordinaria poi (si è già espressa la Cassazione), l’iter giudiziario avviato dalla presidenza Agnelli è rimbalzato in tutte le sedi, respinto con formule che non sono mai entrate nel merito, spaziando dall’inammisibilità del ricorso all’incompetenza del tribunale. Insomma, Giancarlo Abete ha fatto scuola, quando architettò un complesso sistema di consulenze legali per evitare che il Consiglio Federale dovesse decidere sulla riassegnazione del titolo 2006 all’Inter, alla luce della relazione Palazzi (che ipotizzava anche l’illecito sportivo a carico dei nerazzurri).

Calciopoli, quindi, resterà una ferita aperta per il popolo juventino e una vicenda sulla quale esistono la verità processuale delle sentenze (che hanno avuto conseguenze pratiche molto gravi per la Juventus e i suoi tifosi) e un’altra verità, quella ricostruita non solo dagli avvocati difensori e dai giornalisti, ma dagli stessi inquirenti (vedi la relazione Palazzi), che non ha avuto alcuna conseguenza per nessuno. Agnelli e la Juventus rispettano la prima e conservano memoria della seconda.

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fonte: tuttosport.com