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Il suo cartellino è stato di proprietà della Juventus per tre anni, ma Albin Ekdal ha vestito la maglia bianconera per un solo anno e per sole nove volte tra prima squadra e Primavera. Il centrocampista svedese ha mosso i primi passi a Torino dopo il suo arrivo in Italia: ora a distanza di 12 anni è una realtà del nostro calcio.

La Juve lo scaricò

Una carriera iniziata tra mille aspettative in quel lontano 2008, quando l’allora dirigente di Madama Alessio Secco raggiunge l’accordo con gli svedesi del Brommapojkarna per il trasferimento di quel talentuoso mediano al prezzo di circa 600mila euro.

L’affare è vicino alla fumata bianca ma arriva l’imprevisto: Ekdal è costretto a sottoporsi a un intervento chirurgico alla caviglia e la Juventus si cautela rallentando i tempi delle firme. L’ufficialità dell’acquisto arriva soltanto a operazione avvenuta con la certezza delle buone condizioni fisiche del giocatore, che sbarca in Italia qualche mese più tardi con un contratto quadriennale fino al 2012.

Viene inizialmente aggregato alla Primavera, dove diventa ben presto uno dei punti di riferimento nel corso della trionfale cavalcata al torneo di Viareggio, terminato con la vittoria in finale proprio contro la Sampdoria, che sarebbe poi diventata la sua squadra.

L’esordio in prima squadra e in Serie A arriva il 18 ottobre durante la sconfitta per 2-1 contro il Napoli: sono gli anni difficili di una Juventus ancora in piena fase di ricostruzione e sperimentazione dopo il terremoto ‘calciopoli’.

“Sicuramente quando giochi nella Juve punti a restare a quei livelli. Scudetti, Champions… io però poi ho militato sempre in due campionati prestigiosi, Serie A e Bundesliga. poteva andarmi meglio, poteva andarmi peggio. vivo il momento. adesso sono nella Samp e sto bene. non ho rimpianti”.

Nessun rimpianto per ciò che sarebbe potuto essere il suo futuro con la maglia bianconera: un’avventura lunga soltanto nove presenze in un primo anno di approccio con il calcio italiano.

“Già da ragazzo avevo capito come funziona, la Juve ingaggia tanti ragazzi promettenti. E per uno che ce la fa, venti no. Io sono ancora in A. Se ho resistito così tanto, significa che sono rimasto “vivo”. Calcisticamente ho le conoscenze tattiche di un italiano”, dirà qualche anno più tardi lo stesso Ekdal tracciando un bilancio della sua carriera.

Dopo un solo anno la Juventus decide di cederlo in prestito al Siena ed è proprio in Toscana che arriva il primo centro in Serie A con 27 presenze all’attivo: è l’inizio di una lenta e graduale crescita in un campionato sicuramente complicato per chi arriva da realtà molto diverse.

L’anno successivo arriva il trasferimento al Bologna, dove il rendimento resta identico ma non abbastanza per convincere i felsinei alla conferma. Nell’agosto 2011 allora la Juventus raggiunge l’accordo per la cessione a titolo definitivo al Cagliari, dove arriva invece la vera e propria consacrazione.

In Sardegna Ekdal resta per quattro anni e colleziona ben 122 presenze: qui diventa un vero e proprio pilastro del centrocampo rossoblù, ma il campionato 2014/15 si conclude con l’inaspettata retrocessione dopo ben 11 annate nel massimo campionato. A questo punto il giocatore svedese si ritrova a dover scegliere ancora del proprio futuro e dalla Germania arriva la chiamata dell’Amburgo: in tre stagioni si ritaglia un ruolo importante ma non primario e la sorprendente retrocessione dei tedeschi lo riporta in Italia.

Questa volta è la Sampdoria a scommettere sul classe ’89, che in due anni mette in mostra tutta la sua conoscenza del campionato italiano, diventando ben presto uno dei migliori giocatori della formazione blucerchiata.

Interno di centrocampo o mediano davanti alla difesa: Ekdal si è consacrato nel nostro calcio anno dopo anno, partita dopo partita, guadagnandosi lo status di punto fermo della Nazionale svedese con cui ha collezionato 50 gettoni, di cui due con la fascia da capitano al braccio. 

Quel giovane che aveva stregato la Juventus si è confermato oggi tra i giocatori più affidabili per costanza e rendimento: a 31 anni l’Italia è diventata casa sua, la Juventus è solo un lontano ricordo di una carriera iniziata ‘col botto’ e poi stabilizzatasi su altri orizzonti.

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