marchisio-intervista
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Marchisio sulla Juve – Claudio Marchisio si racconta. Dal campo al mercato, dai temi delicati agli scudetti della Juve, il Principino parla così al Corriere della Sera: “Ci furono dei contatti: dissi di no. Persone come me, Totti, De Rossi o Maldini, hanno fatto tutta la trafila con gli stessi colori”.

“Fin da bambini. Il nostro attaccamento alla maglia non è negoziabile. Pensi che mi cercò anche il Real MadridAvevo 21 anni, avevo appena cominciato a giocare nella Juve e Capello, allora a Madrid, mi voleva. Dissi di no perché volevo giocare nella mia squadra del cuore, davanti ai miei genitori, nella mia città”.

Marchisio sulla Juve, intervista 16 ottobre

QUANTI SCUDETTI HA LA JUVE – “Lo sa benissimo anche lei quanti sono. Non si rivendicano gli scudetti tolti per l’albo d’oro, ma per reclamare una differenza di trattamento subìto rispetto alle altre squadre”.

GAY E RAZZISMO – “I problemi sono gli stessi del mondo. Il razzismo, le differenze di genere, le discriminazioni. Mi hanno molto colpito le parole scritte dall’americano McKennie. È giovanissimo, appena arrivato, ma ha subito fatto sentire la sua voce. Tabù omosessualità? Nessun mio compagno mi ha mai detto di essere gay, ma non è vero che negli spogliatoi non se ne parli. C’è omertà, senza dubbio. Sia per la reazione dell’opinione pubblica sia all’interno dello spogliatoio. Sa quelle battute stupide sulla saponetta? Ecco, meglio evitare. Uscire dagli schemi è difficile. Per fortuna c’è il calcio femminile. Sicuramente sono più emancipate, possono aiutarci a spezzare un tabù. Prima o poi ci sarà qualcuno con le spalle talmente larghe da contrastare l’inevitabile onda d’urto”. 

FORMAZIONE GIOVANI – “Quando io iniziai a giocare a pallone, i miei genitori cercavano di assecondare una passione. Ora che accompagno i miei figli mi accorgo che per molti l’approdo al professionismo vale più dell’università. La pressione che si avverte a maggio, quando non si sa se il proprio figlio verrà tagliato o confermato per la stagione successiva, è palpabile. A volte per provare la strada del professionismo si tralascia la scuola? Ma è sbagliato! Lo sport e la scuola non sono più allineati ed è un errore. Gli allenatori delle squadre giovanili cambiano ogni anno quando invece dovrebbero essere considerati degli educatori, dei maestri. E come tali mantenuti per un ciclo. Se non si riparte da lì, è tutto inutile. Se mi dessero carta bianca, lo farei. Se sono un puntino isolato, allora è inutile”.

SOCIAL – “Infatti li uso e credo nel valore che i social possono avere. Vengono usati come strumento di odio, ma sono utili anche per comunicare iniziative positive”.

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