higuain-contro-sarri-sostituzione-juve
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Sapete quando si dice che “il buongiorno si vede dal mattino” o “il mattino ha l’oro in bocca” o qualsiasi altro proverbio affine?Ecco, applicatelo in negativo e, con estrema sintesi, avrete la stagione della Juventus. Sfortunata, a dir poco, e tra mille vicissitudini è ancora lontana la parola fine, anche se ormai, “la sfiga”, sembra essere condivisa con tutto il resto del mondo.

Già, perché ci sono piccoli segnali che, sommati uno dopo l’altro, fanno un grande fascio luminoso che si staglia nel cielo: non siamo a Gotham, non arriverà Batman a salvare baracca e burattini, perché quello è il simbolo di un annus horribilis che parte da settembre, ma, ahinoi, non si sa a quando arriverà.

Tutto è cominciato con un colpo di tosse. Non a Wuhan, non a dicembre, ma qualche mese prima. Sono i colpi di tosse di Maurizio Sarri, che di ritorno dalla tourneé asiatica, dopo la partita in famiglia a Villar Perosa, scandiscono l’inizio della stagione: polmonite, una parolaccia di questi tempi, ma anche in quelli passati. 

Così, il neotecnico bianconero, dopo appena un mese abbondante con la squadra, si trova in sala monitor, a parlare a distanza con Giovanni Martusciello che, per le prime due partite della stagione, siederà sulla panchina della Juventus. E il primo colpo di… sfortuna viene incassato, senza troppi patemi.  Così, comincia il campionato e tutto sembra procedere per il meglio.

La Juve vince a Parma, 0 a 1, striminzito come se ancora ci fosse Allegri in panchina: sarà solo il presagio di un leitmotiv che dura ancora oggi, ma non sarà tanto l’analisi della gara a rubare la scena nella settimana che segue. Giorgio Chiellini, uomo gol contro il Parma alla prima, si infortuna: rottura del crociato, gita a Innsbruck per operarsi e sei mesi di stop.

I tifosi, a parte due assaggi di campo prima dello stop, lo stanno ancora aspettando. La sfiga fuori, non si ripercuote in campo e così la Juventus macina risultati, anche se ancora il gioco tarda ad arrivare. 

Quel che sta per arrivare, è anche il 2020. Prima però, ad inizio dicembre, ecco che il 2019 vuole dare il suo addio anticipato in grande stile: contro il Sassuolo, si fa male Sami Khedira. Tre mesi di stop, che il coronavirus ha allungato ulteriormente. 

Tutto finito? No, perché l’anno nuovo si presenta con il vestito del vecchio: neanche il tempo di smaltire gli auguri e i panettoni, che contro la Roma all’Olimpico, poco prima della rottura del crociato di Zaniolo, anche Merih Demiral si spacca il legamento più temuto nel mondo dello sport: gita in Austria anche per lui e stagione finita.

O forse no, perché è inutile tergiversare: la più grande delle sfighe, la stiamo ancora vivendo, tutti. Juventini, interisti o quant’altro. E di fronte a questa, forse, tutte le altre passano quasi in secondo piano. 

fonte: ilbianconero.com