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È attesa in giornata una nuova stretta alle misure per il contrasto del Coronavirus. La decisione del premier Giuseppe Conte dovrebbe arrivare a ore: le norme preciserebbero l’ultimo Dpcm dunque, secondo fonti di governo, potrebbero essere inserite non in un nuovo Decreto del presidente ma in un provvedimento correttivo più snello.

Tra le misure al vaglio ci sarebbe lo stop all’attività fisica all’aperto, lo stop agli spostamenti nelle seconde case,  ma non la chiusura dei supermercati durante il finesettimana, ha precisato Palazzo Chigi.

CONTROLLI
Norme ancora più rigide delle attuali, dal momento che gli spostamenti nelle città continuano ad essere numerosi e i contagi non sono diminuiti. Non soltanto vietando le attività sportive all’aperto, ma anche riducendo alla sola mattina l’orario di apertura dei negozi di generi alimentari, chiudendo le altre tipologie di esercizi commerciali e ipotizzando controlli sui tabulati telefonici per verificare le autocertificazioni di chi esce. 

NO ALLE SECONDE CASE
I dubbi riguardano la tenuta psicologica dei cittadini, costretti a modificare le proprie abitudini e all’isolamento. Anche perché, di certo, le direttive saranno prorogate oltre il 25 marzo. Tra le nuove direttive quella di non potersi più spostare dalla residenza al domicilio.
Finora i sindaci hanno disposto autonomamente limiti di orario all’apertura degli alimentari, ma tra le misure che il governo sta valutando c’è quella di ridurre l’attività dalle 8 alle 15 e di ordinare la chiusura domenicale. Alla chiusura domenicale c’è già arrivato il governatore della Sicilia Musumeci: stretta firmata ieri.

I NEGOZI
Attualmente, sono più di 230 mila gli esercizi commerciali del settore alimentare che continuano regolarmente ad esercitare, secondo quanto prescritto dal decreto del governo. In base ai i dati forniti da Unioncamere e InfoCamere, complessivamente, le attività commerciali e di servizi alla persona aperte nel territorio italiano sono invece mezzo milione. L’elaborazione camerale evidenzia in particolare che il maggior numero di punti vendita di prodotti alimentari si trova in Campania, Nel Lazio ci sono oltre 24 mila esercizi dedicati al cibo e alle bevande. Troppi, secondo medici e virologi. 

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fonte: ilmessaggero.it