Emre Can-Rugani-Demiral-panchina

Squadra che vince non si cambia, dice il detto. E forse, nella testa di Maurizio Sarri, passa anche questo concetto quando si trova dinnanzi all’arduo compito di stilare l’undici titolare ad ogni partita. Non si cambia, specialmente “dalla cintola in giù”. Perché se è vero che le gare si vincono con i gol, è altrettanto sicuro che una solidità difensiva è quanto di meglio ci sia per costruire un attacco virtuoso. Così, se i dubbi sul terzetto offensivo persistono ogni settimana sino ai minuti che precedono il calcio d’inizio, è più complicato azzardare esperimenti nelle retrovie, quando hai a disposizione Leonardo Bonucci e Matthijs de Ligt. L’etichetta di “esperimento” però, sta stretta a Merih Demiral, ancor più oggi, che ha ricevuto l’incoronazione da parte della Uefa: il turco, grazie ai 7 clean sheet con la Nazionale, è stato inserito nella top XI delle qualificazioni ad Euro 2020. 

Ancor più, Demiral ha esordito poco più di un anno fa con la maglia della Turchia e, da allora, non è più uscito dalle rotazioni, risultando il più presente nella squadra. Un’ulteriore prova del suo valore, se il solo acquisto estivo da parte della Juventus non bastasse. I complimenti si sprecano, ma i minuti in campo con la maglia bianconera restano ancora pochi: Novanta, al momento, tutti di fila contro il Verona, con una prestazione non certo da incorniciare. Pochi, se si considera anche il fattore mercato, con il Milan tentato fin da agosto a raddoppiare la cifra spesa dalla Juventus per prenderlo dal Sassuolo. Insomma, un caso curioso, ma che trova una spiegazione logica in quanto detto in apertura.

Sarri non sarà vanitoso di natura, ma essere l’unica squadra imbattuta in Europa resta motivo di vanto: Demiral non è Buffon, non è nemmeno De Sciglio (i due “cambi” del pacchetto arretrato), non per talento potenziale, quanto per esperienza con la maglia bianconera. Farlo giocare rappresenta un rischio, un rischio che, finché il percorso non verrà macchiato, resta ancora troppo grande da percorrere. Il tempo però, resta ancora dalla sua parte: un anno di apprendistato può regalare più gioie di quanti tormenti non suscitino ora le panchine. Il gruppo lo aspetta, come ha dimostrato (a suo modo) l’esultanza scherzosa di Paulo Dybala. 

fonte: ilbianconero.com