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E’ un pensiero fisso, che può pure diventare ossessione a patto che la stessa non abbia un’accezione negativa. Il tarlo è quel trofeo che qualcuno, per sconsacrarlo, definisce un banale portaombrelli: è la Coppa più bella che ci sia, in verità, e mai come quest’anno la Juventus vorrebbe sentirla un po’ più vicina, a maggior ragione se le inglesi (Manchester City a parte) hanno già abdicato.

Oggi, per non dimenticare, è martedì 17 marzo. Prima che il coronavirus silenziasse tutto, per questa sera era programmata la rivincita contro il Lione, in uno Stadium prima aperto e poi chiuso al pubblico, quindi serrato a tripla mandata anche per i protagonisti.

Niente da fare, ha vinto la pandemia e ora che quella partita si giocherà chissà quando la mente di chi ha sangue bianconero – dalla squadra ai tifosi – viaggia su altre frequenze: aspetta che aprile scorra, giacché pare assai improbabile che si torni in campo prima dell’alba di maggio. Intanto la Champions è lì, pensiero immanente e incancellabile.

La Juve e il pensiero Champions League

Al l J Hotel, per chi ha scelto di autoisolarsi lì, e nelle varie residenze torinesi non c’è spazio per altri spunti di riflessione.

Anzi, la Coppa con la C maiuscola è il profilo attorno al quale tutti si compattano nell’attesa che l’incubo finisca e che la musichetta, basata sull’inno di un compositore niente male (Georg Friedrich Handel), torni a risuonare negli stadi, nelle casse delle tv con il volume a palla, negli altoparlanti di chi ha voluto ricreare in casa l’effetto delle gran di notti europee.

Ecco, quelle note indicheranno che il virus è scomparso e simboleggeranno la voglia repressa di tutti noi: quella di abbracciarci. Da un mese non si può più, ma tutto tornerà come prima.

Sarà così anche per Maurizio Sarri, per Cristiano Ronaldo, per Paulo Dybala, per tutti i calciatori juventini che probabilmente vorrebbero ricominciare a segnare proprio contro il Lione, al netto delle esigenze del campionato che deve ritrovare il suo percorso.

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fonte: tuttosport.com