Vestire la maglia della Juventus è un traguardo che conserva intatto un fascino straordinario, indipendentemente dai risultati sul campo, dal minutaggio concesso o dal piazzamento europeo ottenuto. La Continassa si conferma un’isola felice in cui i calciatori tendono a mettere radici volentieri, manifestando in modo sempre più frequente – pubblicamente o tramite i propri rappresentanti – il profondo desiderio di non interrompere l’avventura all’ombra della Mole.
Il recente caso più emblematico ha come protagonista l’attaccante canadese Jonathan David, il quale, direttamente dal Mondiale, ha ribadito con forza la ferma intenzione di restare alla Juve e onorare il lungo e ricco accordo economico che lo lega ai bianconeri fino al 2030, malgrado la dirigenza e l’allenatore Luciano Spalletti abbiano visioni di mercato differenti. Quello di David, però, è solo la punta di un iceberg ben più profondo: sono infatti almeno altri otto i calciatori della rosa che, a sorpresa o per questioni di opportunità, non mostrano alcuna fretta di fare le valigie.
Calciomercato Juve, non solo David: chi altro vorrebbe restare

Tra coloro che hanno scelto di mandare segnali di assoluta fedeltà all’ambiente juventino spiccano elementi cardine della retroguardia. Il primo nome dell’elenco è senza dubbio Gleison Bremer. Il centrale brasiliano ha fatto chiaramente filtrare l’intenzione di proseguire il proprio percorso a Torino, spegnendo sul nascere i primi rumors estivi. Dal canto suo, la società non avverte la necessità impellente di privarsene, protetta da una clausola rescissoria da ben 58 milioni di euro che finora nessuno scenario di mercato ha minimamente avvicinato.
Accanto al leader difensivo, si registra la ferma resistenza di un blocco che comprende anche i due estremi difensori: Michele Di Gregorio e Mattia Perin. Entrambi i portieri si trovano perfettamente a proprio agio nelle dinamiche di squadra e non manifestano alcuna voglia di cambiare aria. Discorso identico per Federico Gatti, un altro elemento del pacchetto arretrato che preferirebbe di gran lunga continuare a difendere i colori bianconeri piuttosto che essere inserito come pedina di scambio o sacrificato sull’altare delle plusvalenze.
Calciomercato Juve, anche gli esuberi rimarrebbero

La vera complessità per le strategie di mercato della Juventus nasce però da quella schiera di calciatori che non vengono considerati centrali nei piani tattici futuri di Spalletti, ma che faticano a trovare una via d’uscita, un po’ per la scarsità di proposte concrete e un po’ per l’oggettivo benessere garantito dal club. Nel reparto avanzato, elementi del calibro di Arkadiusz Milik, Loïs Openda ed Edon Zhegrova fanno muro dinanzi alle ipotesi di addio, preferendo restare a Torino a giocarsi le proprie carte.
A questa lista si aggiungono anche il centrocampista Teun Koopmeiners e l’esterno Juan Cabal. Il risultato è un blocco compatto che rischia di rallentare i piani del nuovo amministratore delegato Giovanni Carnevali, chiamato a svolgere un lavoro chirurgico e tempestivo nelle cessioni per poter accumulare il tesoretto necessario a sbloccare gli innesti in entrata.
Cessioni Juve, Miretti sacrificato d’eccezione

Esiste poi una categoria a parte, rappresentata da chi alla Juventus è legato da un cordone ombelicale profondo, essendo cresciuto direttamente nel vivaio del club. È il profilo di Fabio Miretti, che rimarrebbe volentieri nella squadra della sua vita. Per il giovane centrocampista, tuttavia, la situazione è differente: a differenza dei compagni sopra citati, Miretti gode di una grandissima stima sul mercato e vanta pretendenti di assoluto spessore.
Nelle ultime ore si è registrato l’importante inserimento internazionale del Villarreal, club spagnolo qualificato alla prossima Champions League, anche se il Bologna conserva una posizione di vantaggio nella corsa al giocatore. Di fronte alle rigide scadenze e ai paletti finanziari, la dirigenza sarà costretta a compiere delle scelte dolorose, sacrificando chi ha mercato proprio per far fronte alle esigenze di bilancio, ricordando che – anche se a Torino si sta benissimo – le ragioni economiche hanno spesso l’ultima parola.