Tragedia Heysel: cosa accadde, vittime e cosa si sa 41 anni dopo 

Ci sono pagine della storia dello sport che non si possono sfogliare senza avvertire un profondo senso di angoscia. Il 29 maggio 1985, lo stadio Heysel di Bruxelles si trasformò da teatro della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool a scenario di una delle più immani catastrofi del calcio mondiale. Oggi, a 41 anni di distanza da quella notte, il ricordo di quanto accaduto rimane una ferita aperta, un monito perenne sulla sicurezza negli stadi e sulla follia del tifo violento.

Il clima a Bruxelles, fin dalle ore precedenti il calcio d’inizio, era teso. Lo stadio Heysel, una struttura obsoleta e fatiscente scelta inspiegabilmente per un evento di tale portata, presentava evidenti problemi di sicurezza. Il fulcro del disastro fu il Settore Z, una porzione di curva destinata sulla carta a spettatori neutrali, ma occupata in larga maggioranza da famiglie e tifosi juventini pacifici. Questo settore confinava direttamente con i settori X e Y, dove erano stipati gli ultras del Liverpool, i famigerati hooligans.

Tragedia Heysel: cosa accadde quella terribile notte

Circa un’ora prima dell’inizio della partita, la tifoseria inglese iniziò a compiere una serie di “cariche” verso il settore adiacente. Le deboli reti di recinzione e l’inadeguato cordone di polizia belga vennero travolti in pochi minuti. Presi dal panico e non avendo vie di fuga verso il campo a causa delle barriere, i tifosi italiani si ammassarono verso il muro di cinta opposto nel tentativo di sfuggire alla furia inglese. Sotto il peso della massa umana, il vecchio muro di cemento crollò. Molte persone rimasero schiacciate dalle macerie, mentre altre morirono soffocate nella calca spaventosa che si venne a creare.

Il bilancio finale fu devastante: 39 persone persero la vita e oltre 600 rimasero ferite. Tra le vittime si contarono 32 cittadini italiani, 4 belgi, 2 francesi e un nordirlandese. La vittima più giovane aveva soltanto 11 anni. La decisione più controversa e dolorosa di quella notte fu quella di far disputare ugualmente la partita, che iniziò con quasi un’ora e mezza di ritardo, mentre i corpi delle vittime venivano adagiati nell’antistadio. Le autorità e la UEFA imposero il calcio d’inizio per ragioni di ordine pubblico, temendo che un rinvio o una cancellazione potessero scatenare una guerra civile urbana tra le migliaia di tifosi rimasti fuori e dentro l’impianto. La Juventus vinse l’incontro per 1-0 grazie a un rigore di Michel Platini, ma quella coppa non venne mai sentita davvero come un trionfo.

A più di quattro decenni di distanza, l’Heysel ha riscritto completamente le regole del calcio europeo. Dal punto di vista giudiziario, i processi che seguirono portarono alla condanna di diversi hooligans inglesi per omicidio colposo e all’accertamento delle gravi colpe dei responsabili dell’ordine pubblico e della federazione belga. I club inglesi vennero esclusi da tutte le competizioni europee per cinque anni (sei per il Liverpool), una sanzione epocale che mise in ginocchio il movimento calcistico d’oltremanica dell’epoca.

Oggi sappiamo che la tragedia dell’Heysel è stata il doloroso spartiacque che ha dato il via alla modernizzazione degli stadi. Da quel momento in poi, la UEFA ha bandito i posti in piedi, eliminato le recinzioni in ferro pericolose e introdotto standard rigidissimi per la vendita dei biglietti e la divisione delle tifoserie. Lo stadio Heysel stesso è stato completamente demolito e ricostruito dalle fondamenta, prendendo il nome di Stadio Re Baldovino, quasi a voler cancellare graficamente il nome di un massacro che il mondo non potrà mai dimenticare.

Molti dei protagonisti in campo compresero la reale entità della tragedia solo a notte fonda, una volta rientrati in albergo o in Italia. Negli anni, diversi calciatori della Juventus dell’epoca (tra cui lo stesso Marco Tardelli e Zbigniew Boniek) hanno espresso pubblicamente il proprio tormento per aver giocato e festeggiato quella coppa in mezzo a una simile carneficina. Boniek ha più volte dichiarato che avrebbe preferito non giocare e ha devoluto il suo premio partita in beneficenza alle famiglie delle vittime, evidenziando come quella partita abbia segnato per sempre la vita professionale e umana di tutti i presenti.

Juventus-Liverpool, ricordo alle vittime Heysel nel 2010

Negli anni successivi, la memoria delle vittime è diventata un elemento di riconciliazione. Nel 2010, in occasione di un match di Europa League tra Juventus e Liverpool, i tifosi dei Reds ad Anfield esposero una coreografia con la scritta “Amicizia” in italiano. Oggi, durante le commemorazioni ufficiali, viene spesso osservato un momento di raccoglimento speciale, e il numero 39 è diventato un simbolo sacro per il club bianconero, che lo ha integrato stabilmente all’interno del proprio museo (lo J-Museum) con una sezione permanente dedicata alla memoria.