Caso Mazzola, solo 10.000€ di multa per la Curva Sud: i motivi

Una sanzione puramente pecuniaria da 10.000 euro e nessuna misura restrittiva a carico del settore: si chiude così, sul piano disciplinare, la triste parentesi andata in scena all’Allianz Stadium durante la commemorazione di Sandro Mazzola. Il verdetto emesso dal magistrato sportivo Gerardo Mastrandrea ha generato non poche perplessità nell’opinione pubblica, accendendo un dibattito acceso sulla congruità di una pena apparsa a molti decisamente mite di fronte alla gravità morale dell’episodio. A determinare una decisione così clemente sono stati fattori ben precisi legati al regolamento e alle valutazioni formulate dagli organi di controllo federali presenti sul campo durante il confronto con l’Atalanta.

Elemento cardine che ha evitato provvedimenti più drastici, come la chiusura dell’anello primario della tribuna meridionale, è stato il riconoscimento formale delle attenuanti in favore del club torinese come assicura La Gazzetta dello Sport di oggi. I vertici bianconeri si sono affrettati a condannare con immediatezza l’accaduto attraverso un comunicato ufficiale, prendendo nettamente le distanze dall’incivile contestazione. Questo atteggiamento collaborativo — unito agli applausi spontanei giunti dal resto dell’impianto in memoria del campione scomparso — ha permesso alla società di avvalersi dei benefici normativi introdotti per tutelare i club dai comportamenti ostili dei propri sostenitori.

Caso Mazzola e Curva Sud: perché solo 10.000€ di multa

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A sollevare le maggiori perplessità è stata tuttavia la ricostruzione quantitativa formulata dagli ispettori federali nel loro rapporto diffuso al giudice. Il referto ha infatti archiviato la manifestazione d’inciviltà definendo ristretto il gruppo di soggetti coinvolti nell’oltraggio, una valutazione che contrasta apertamente con le immagini televisive e gli scatti fotografici diffusi in rete, dai quali emerge una partecipazione decisamente più numerosa. Qualora la relazione degli 007 avesse descritto un coinvolgimento massiccio, il provvedimento disciplinare avrebbe intrapreso una piega ben più severa nei confronti dell’impianto piemontese.

L’esito del giudizio evidenzia inoltre l’impossibilità pratica di ricorrere a strumenti sanzionatori interni su larga scala. Se in passato la dirigenza di via Druento aveva applicato con fermezza il proprio protocollo interno di gradimento per allontanare singoli responsabili di cori razzisti o gesti offensivi — sfruttando la fitta rete di telecamere ad alta definizione di cui è dotato lo stadio —, di fronte a una moltitudine di persone tale strada si è rivelata inagibile.

Il confronto tra la cifra comminata alla società piemontese e altre sanzioni deliberate nella medesima giornata restituisce la misura di una giustizia sportiva spesso paradossale come evidenzia poi la rosea. Basti pensare che la semplice intemperanza di altre tifoserie, colpevoli del lancio di qualche contenitore di plastica verso il settore ospite, è stata punita con un’ammenda pari alla metà di quella inflitta per l’offesa alla memoria di un simbolo del calcio nazionale.