Il futuro societario ed economico della Juventus si gioca lungo un orizzonte temporale ampio e delicato, in cui il rispetto dei rigidi paletti finanziari dettati dall’Uefa rappresenta una priorità strategica assoluta per la dirigenza di Corso Galileo Ferraris. L’accordo triennale di negoziazione siglato lo scorso giugno con l’organismo di governo del calcio europeo ha infatti tracciato un binario ben definito da cui il club non potrà deviare nei prossimi esercizi. La norma inerente alla redditività e alla sostenibilità economica impone di contenere il deficit aggregato entro la soglia massima dei sessanta milioni di euro per l’intero arco temporale compreso tra le stagioni 2026 e 2029.
Superare questi limiti esporrebbe la società a pesanti sanzioni pecuniarie che potrebbero toccare i venti milioni di euro, oltre a possibili limitazioni nelle liste dei calciatori iscrivibili alle competizioni internazionali. Per questa ragione, il bilancio approvato in questa sede non costituisce una semplice fotografia statica delle spese passate, ma ponendosi come punto di partenza obbligato per le scelte gestionali dei prossimi anni. Partendo da una base: si registrano perdite tra i 58 e i 63 milioni di euro come svela TuttoSport oggi in edicola.
Bilancio Juventus, gli aggiornamenti: a quanto ammonta il rosso

In questa complessa equazione economico-sportiva, l’assenza dai proventi garantiti dalla massima competizione continentale si rivelerà un fattore determinante per l’impostazione del piano d’impresa e delle operazioni di mercato. Sebbene la chiusura della prima metà dell’esercizio al 31 dicembre 2025 avesse fatto registrare numeri estremamente contenuti con una perdita minima pari a due milioni e mezzo di euro — propiziata da un efficace contenimento dei costi di gestione scesi sotto la quota dei 176 milioni —, la seconda parte dell’anno ha risentito della contrazione delle entrate commerciali e televisive. In risposta a questo scenario, la proprietà ha già chiarito che non verranno stanziati ulteriori aumenti di capitale nel breve periodo, dopo le imponenti iniezioni di liquidità che hanno caratterizzato l’ultimo quinquennio e che hanno permesso di stabilizzare l’assetto finanziario nei momenti di maggiore sofferenza.
Il compito di guidare questo percorso di rigenerazione aziendale ed eccezionale rigore operativo è affidato alla nuova governance guidata da Giovanni Carnevali e Marina Storti. L’ex amministratore delegato del Sassuolo ha assunto la piena responsabilità dell’area industriale del club, subentrando a Damien Comolli con il mandato chiaro di coniugare la competitività sportiva alla sostenibilità dei conti. L’integrazione nel Consiglio di Amministrazione della manager di WTA Ventures aggiunge inoltre una visione internazionale fortemente orientata allo sviluppo dei ricavi commerciali e all’espansione del marchio bianconero all’estero. I vertici societari dovranno operare attraverso una meticolosa valorizzazione delle risorse interne, il drastico contenimento del monte ingaggi e una gestione virtuosa del player trading, elementi ritenuti indispensabili per garantire l’autosufficienza della Juventus e proteggere il percorso della squadra nel lungo termine