Le dinamiche difensive in casa bianconera hanno registrato una metamorfosi sostanziale nella testa di Luciano Spalletti, ridefinendo in maniera netta la coppia di centrali di riferimento per la retroguardia. Al fianco dell’inamovibile Gleison Bremer, la maglia da titolare è passata con decisione nelle mani di Jhon Lucumí, il cui impatto tecnico ha stravolto le gerarchie preesistenti a discapito di Lloyd Kelly. Una scelta motivata da precise esigenze tattiche della guida tecnica torinese, da sempre alla ricerca di un interprete di difesa in grado di coniugare personalità, visione di gioco e grande naturalezza nella gestione della sfera sin dalla prima impostazione.
Il difensore colombiano, prelevato a titolo definitivo dal Bologna prima dell’inizio della stagione, incarna esattamente quel profilo di regista arretrato che mancava nel reparto. Con il suo mancino educato e la capacità di impostare la manovra senza esitazioni sotto la pressione avversaria, l’ex rossoblù ha saputo garantire una pulizia d’uscita della palla che lo staff tecnico ritiene fondamentale per sviluppare la manovra offensiva. La sua presenza consente di compensare le caratteristiche prevalentemente fisiche e di marcatura pura di Bremer, offrendo al pacchetto arretrato quella varietà di soluzioni nell’avvio dell’azione che l’allenatore toscano considera imprescindibile come spiega TuttoSport oggi in edicola.
Gerarchie Juve: Kelly dietro Lucumì

Nonostante lo scivolamento nelle retrovie, il centrale britannico continua a godere della massima considerazione da parte dell’ambiente e del tecnico, accettando la nuova dimensione con grande professionalità. A differenza dell’annata precedente e della gestione tecnica passata guidata da Igor Tudor – che lo riteneva un pilastro intoccabile dell’undici iniziale – il classe 1998 ha dovuto prendere atto del nuovo scenario senza mai mostrare segni di insofferenza. Dopo aver iniziato il campionato da titolare nella trasferta di Frosinone, il suo spazio si è progressivamente ridotto: dall’ingresso nel finale contro il Parma all’esclusione totale nella sfida con il Milan, fino al quarto d’ora conclusivo disputato contro l’Atalanta prima della sosta. L’unica nota stonata è coincisa con la frazione di gara giocata nella brutta battuta d’arresto col Sassuolo, dove la prestazione sotto tono ha confermato le difficoltà del momento.
La trasformazione del ruolo dell’ex Newcastle risponde comunque alla volontà societaria di allestire una rosa dotata di valide alternative per sostenere le esigenze del doppio impegno settimanale tra Serie A ed Europa League. L’innalzamento della competizione interna non equivale a una bocciatura definitiva per il gigante inglese, chiamato ora a ricoprire una funzione di primissimo piano come prima opzione di cambio nello scacchiere tattico. In un’annata densa di impegni e priva di pause, la sua duttilità e la sua affidabilità rappresenteranno un’arma strategica preziosa a cui Spalletti attingerà con regolarità nelle rotazioni stagionali.