Gianluigi Buffon è stata un’icona assoluta che ha ridefinito il concetto stesso di portiere. Per il mondo Juventus rappresenta l’anima della rinascita e della continuità: un capitano che ha attraversato l’inferno della Serie B per poi guidare il club verso un’egemonia senza precedenti di nove scudetti consecutivi.
In Italia, invece, Gigi è l’eroe di Berlino 2006, il volto di una Nazionale che ha saputo soffrire e vincere, nonché il recordman assoluto di presenze in azzurro. A livello mondiale, il suo nome è sinonimo di eccellenza e longevità: per oltre vent’anni è rimasto ai vertici del calcio, diventando l’unico portiere della storia capace di vincere il premio UEFA come miglior giocatore dell’anno (2003) e sfiorando il Pallone d’Oro nel 2006.
Ma oltre i guantoni e le parate impossibili, la vita di Buffon è costellata di aneddoti incredibili che svelano l’uomo dietro la leggenda e che davvero in pochi conoscono.
Le 10 cose che non sapevi su Gigi Buffon
1. Un DNA programmato per vincere
Gigi nasce in una famiglia dove lo sport è religione. Il padre Adriano fu campione di lancio del peso, la madre Maria Stella mantenne per 17 anni il record italiano di lancio del disco. Persino le sorelle, Guendalina e Veronica, hanno brillato nel volley, con Guendalina vincitrice di una Champions League. Curiosità? Lorenzo Buffon, portiere leggendario del Milan anni ’50, era il cugino di suo nonno.
2. La folgorazione per Thomas N’Kono
Fino a 12 anni Gigi giocava a centrocampo. Tutto cambiò guardando i Mondiali di Italia ’90: rimase stregato dalle parate del portiere del Camerun, Thomas N’Kono. Fu per lui che decise di andare in porta. In segno di eterna gratitudine, ha chiamato il suo primo figlio Louis Thomas.
3. Tifoso segreto del Gladbach
Nonostante il legame con la Juve, da bambino Gigi simpatizzava per il Borussia Monchengladbach. Da piccolo non riusciva a pronunciarne il nome, cosa che lo affascinava. Anni dopo, la squadra tedesca gli inviò una sciarpa con scritto “A German Team”, scherzando sulla difficoltà del nome. Ma il suo primo vero amore in Italia? Il Genoa.
4. Il portiere più costoso per 17 anni
Quando passò dal Parma alla Juventus nel 2001 per 75 miliardi di lire (circa 53 milioni di euro), molti gridarono alla follia. Quel record è rimasto imbattuto per quasi due decenni, finché il Liverpool non acquistò Alisson nel 2018.
5. La sigla “C.U.I.T.” sui guanti
Hai mai notato la sigla C.U.I.T. sui suoi guanti? Non è un codice tecnico, ma l’omaggio ai Commando Ultrà Indian Trips, lo storico gruppo di tifosi della Carrarese. Gigi non ha mai dimenticato le sue radici, diventando persino presidente e azionista del club della sua città.
6. La fobia delle vespe
Sembra un paradosso per un uomo che sfidava i migliori attaccanti, ma Buffon aveva e ha paura delle vespe. Fabio Capello raccontò che una volta Gigi non voleva entrare in campo per il riscaldamento a causa di uno sciame. Capello lo minacciò di schierare il secondo portiere e Buffon guarì dalla fobia in dieci secondi.
7. Il pasticcio del diploma
Nel 1996, giovanissimo, Buffon tentò di iscriversi a Giurisprudenza a Parma presentando un diploma di maturità falso, non avendo mai terminato gli studi superiori. La vicenda gli costò un’indagine giudiziaria e un grande imbarazzo, un errore di gioventù di cui si è sempre detto pentito.
8. Il mistero del numero 88
A Parma scelse inizialmente il numero 88, spiegando che “rappresentava quattro palle“. Non sapeva però che quel numero fosse un simbolo neonazista (la H è l’ottava lettera dell’alfabeto, 88 = HH = Heil Hitler). Dopo le proteste della comunità ebraica, ammise candidamente la sua ignoranza sul tema e cambiò numero.
9. Il chiodo di Perugia
Nel 2003, durante una partita a Perugia, i tifosi avversari lo bersagliarono con vari oggetti. Tra questi, cadde vicino a lui un chiodo. In un momento di rabbia, Gigi lo raccolse e lo tirò di nuovo verso la curva. Fu un gesto impulsivo di cui si scusò subito dopo il match.
10. La musica nel cuore
Oltre allo sport, Gigi ha passioni inaspettate. Il suo secondo figlio, David Lee, è stato chiamato così in onore di David Lee Roth, l’istrionico cantante dei Van Halen, band che Buffon ha sempre amato per la carica e l’energia.