Eterno Totò Schillaci. Per il calciatore, per l’uomo, per l’icona che ha comunque rappresentato. La scomparsa, avvenuta il 18 settembre 2024, ha lasciato un vuoto immenso nel cuore di chiunque ami il calcio e abbia vissuto in particolare i sue anni. L’attaccante che con le sue corse e quegli occhi sgranati fece sognare un intero Paese durante Italia ’90 non è stato solo un capocannoniere, ma un simbolo vivente del riscatto.
Cresciuto tra le strade difficili del quartiere Cep di Palermo, Totò è passato dai campi in terra battuta della Sicilia alla gloria della Juventus e della Nazionale, diventando l’eroe delle “Notti Magiche”. Dopo aver lottato con coraggio contro la malattia, ci ha lasciato un’eredità che va ben oltre i gol: una storia di umiltà e determinazione.
Le 5 curiosità su Totò Schillaci
- Cuore d’oro per la sua Palermo. Schillaci infatti non ha mai dimenticato le proprie radici. Una volta terminata la carriera ad alti livelli, aveva rilevato la scuola calcio “Louis Ribolla”. Non era un investimento, ma una missione: voleva aiutare i ragazzini che, proprio come lui anni prima, cercavano nel pallone una risorsa di felicità nonché un sogno e un modo per affermarsi.
- Un mito globale: è citato anche in una canzone di Sean Paul. L’impatto di Totò fu talmente vasto da superare i confini europei e arrivare fino ai Caraibi. Il rapper giamaicano lo ha citato in una delle sue hit mondiali e ha raccontato un aneddoto incredibile: “In Giamaica, se eri davvero bravo a fare qualcosa, la gente diceva: sei uno Schillaci“. Un nome diventato sinonimo di eccellenza universale.
- Campione ma umile e auto-ironico. Nonostante fosse un’icona mondiale, Totò non ha mai perso la capacità di scherzare su se stesso. Nel 2021 partecipò alla trasmissione di Italia 1 Back to School, accettando la sfida di tornare idealmente sui banchi di scuola per sostenere l’esame di quinta elementare. La sua simpatia e la sua genuinità davanti alle telecamere anche hanno lasciato un segno e ricordo vivo nel Bel Paese.
- Una camera d’aria, per chi non ha altro. C’è un’immagine di altri tempi che racconta perfettamente la sua infanzia e la sua scala verso il successo. Da piccolo, il padre portava Totò alla spiaggia di Mondello. Ma non avendo i soldi per comprare un salvagente, il piccolo Totò si attaccava a una camera d’aria per restare a galla nelle acque siciliane. Un’immagine sofferta ma al contempo semplice e poetica di chi ha imparato a “galleggiare” e a sopravvivere anche con poco prima di una meritata ascesa.
- Prima di lui, un altro Schillaci fece un tentativo con la Juve. Il talento era una questione di sangue in casa Schillaci. Forse non tutti sanno che Totò non fu l’unico a respirare l’aria di Torino: suo fratello più giovane, Giovanni, da ragazzo sostenne un provino proprio per la Juventus. Anche se le loro carriere presero strade diverse, quel legame con i colori bianconeri rimase un tratto distintivo della famiglia.
Come è morto Totò Schillaci
La scomparsa di Schillaci, come detto, è avvenuta il 18 settembre 2024 all’età di 59 anni. Era malato di tumore al colon. Circa dieci giorni prima era stato ricorverato presso il reparto di Pneumologia dell’ospedale Civico di Palermo, a causa di un aggravamento delle sue condizioni cliniche dovuto a una polmonite.
Nonostante un iniziale e lieve segnale di miglioramento che aveva acceso una piccola speranza nei familiari e nei tantissimi tifosi, il quadro clinico è precipitato irreversibilmente a causa del progressivo cedimento delle funzioni vitali.
Schillaci ha in ogni caso affrontato la malattia con la stessa grinta e dignità che mostrava in campo, sostenuto fino all’ultimo dall’affetto della moglie Barbara e dei suoi tre figli. La città di Palermo gli ha reso omaggio allestendo la camera ardente nello stadio Renzo Barbera, permettendo così a migliaia di persone di salutare per l’ultima volta quegli “occhi sgranati” che avevano fatto sognare il mondo intero.