La diagnosi giunta dall’Oltralpe ha trasformato una sensazione di forte fastidio in una vera e propria doccia fredda per il pianeta bianconero. Il percorso clinico scelto per Manuel Locatelli prevede uno stop prolungato che potrebbe estendersi fino a sei mesi come riporta oggi La Gazzetta dello Sport, costringendo la Juventus a rinunciare al proprio capitano e perno tattico fino ai primi mesi del nuovo anno. L’amarezza traspare dalle stesse parole del centrampinista azzurro, dichiaratosi visibilmente provato per un verdetto arrivato in maniera del tutto inaspettata all’indomani del triplice fischio del duello casalingo con il Milan.
A determinare una degenza così estesa, del tutto analoga ai tempi previsti per la ricostruzione dei legamenti crociati, è stata la precisa natura dell’atto chirurgico eseguito a Lione dal luminare Bertrand Sonnery-Cottet. Invece di procedere a una rimozione parziale del tessuto meniscale — scelta che avrebbe garantito una ripresa decisamente più rapida a scapito però della tenuta dell’articolazione a lungo termine —, l’équipe medica ha optato per una riparazione mediante sutura del menisco esterno. Tale procedura preserva la salute della cartilagine sul lungo periodo, ma impone una fase di riposo assoluto e una riabilitazione estremamente graduale per permettere ai punti di saldarsi perfettamente.
Infortunio Locatelli, ora è emergenza a centrocampo

Questa battuta d’arresto prolungata spalanca una voragine strutturale al centro del campo, inserendosi in un panorama medico che definire critico appare un eufemismo. La defezione del numero cinque si somma infatti ai recenti interventi che hanno tolto dai giochi Kenan Yildiz e Khephren Thuram per diversi mesi, lasciando Luciano Spalletti con gli uomini contati proprio all’alba del primo vero tour de force stagionale tra campionato ed Europa League.
Senza margini di manovra sul mercato per via dei tetti alle liste ufficiali e dei vincoli contabili, la responsabilità del reparto nevralgico finirà interamente sulle spalle di Teun Koopmeiners e Douglas Luiz. Per il tecnico toscano si tratta di una vera e propria prova di forza tattica e mentale, con l’obbligo di promuovere e adattare risorse interne come il giovane Augusto Owusu dalla formazione Next Gen o retrocedere gli esterni per fare densità a metà campo. Per il capitano inizia invece una lunga salita, con il desiderio incrollabile di bruciare le tappe e tornare a guidare i compagni prima del rettilineo finale della stagione. Emergenza piena dunque per la Vecchia Signora con Spalletti che ha già studiato la formazione incerottata per la sfida contro il Sassuolo.