Ci sono simboli nel mondo del calcio che trascendono il semplice ambito sportivo per diventare veri e propri marchi di fabbrica culturali. Tra questi, la Juventus occupa un posto d’onore. Ma vi siete mai chiesti come sia nato questo nome ormai altisonante e emblematico a livello universale e come sia nata la leggendaria combinazione cromatica delle sue strisce verticali? La risposta affonda le radici nella Torino di fine Ottocento, tra banchi di scuola, passionali influenze classiche e spedizioni tessili d’oltremanica.
Per comprendere l’origine del nome, bisogna viaggiare indietro nel tempo fino al 1° novembre 1897. Un gruppo di giovani studenti del Liceo Classico Massimo D’Azeglio di Torino – tra essi Luigi Forlano e i fratelli Eugenio ed Enrico Canfari – si ritrovava abitualmente su una panchina di Corso Re Umberto. Spinti dal travolgente entusiasmo per un gioco che arrivava dall’Inghilterra — il football —, decisero di fondare una vera e propria società sportiva. Essendo ragazzi istruiti e immersi negli studi classici, cercarono una parola che potesse rappresentare la loro età anagrafica: il più grande di loro, infatti, non superava i 17 anni. La scelta ricadde sul termine latino iuventūs, che significa letteralmente “gioventù”. Nacque così lo Sport-Club Juventus.
C’è una sottile e affascinante ironia storica in questo battesimo: la squadra nata per antonomasia come “giovane” è diventata col passare dei decenni la Vecchia Signora del calcio italiano, un soprannome nato sia per l’anzianità di servizio del club sia come forma di deferenza e rispetto per la sua bacheca ricca di trofei.
Colori Juventus: dal rosa al bianconero

Se il nome è rimasto immutato nel tempo, lo stesso non si può dire per la divisa sociale. All’inizio della sua avventura, la Juventus non scendeva affatto in campo con i colori attuali. La primissima divisa ufficiale della squadra, adottata nel 1900, era infatti di colore rosa, abbinata a una cravatta o a un colletto nero.
Il passaggio al mitico bianconero avvenne nel 1903 e fu frutto del puro caso. I continui lavaggi tendevano a sbiadire rapidamente il tessuto rosa delle maglie, rendendole usurate dopo poche partite. La dirigenza decise allora di ordinare dei nuovi kit da gioco direttamente dall’Inghilterra. Un socio del club, l’inglese John Savage, si incaricò di fare l’ordine tramite un amico di Nottingham. Quest’ultimo, essendo un accesissimo sostenitore del Notts County — il club professionistico più antico del mondo —, decise di spedire a Torino un set di uniformi identico a quello della sua squadra del cuore: una casacca a strisce verticali bianche e nere.
Quando il borsone arrivò in Italia, la sorpresa fu totale, ma lo stupore lasciò subito spazio all’ammirazione. Quelle nuove maglie trasmettevano un senso di forza, austerità ed eleganza. Da quel momento, il bianconero divenne una seconda pelle per i calciatori e per i tifosi, trasformando una fortuita spedizione postale britannica nell’identità cromatica più vincente della storia del calcio italiano.