Impatto travolgente di Vincenzo Italiano sulla panchina del Beşiktaş, trascinato al vertice del torneo anche grazie al rendimento realizzativo di Dusan Vlahovic. La formazione di Istanbul staziona solitaria al comando della Süper Lig, regalando ai propri sostenitori prestazioni spettacolari e una produzione offensiva di primissimo ordine che sta dominando le cronache sportive nazionali e internazionali.
In una lunga intervista concessa ai microfoni del Corriere dello Sport, l’allenatore ex Fiorentina e Bologna ha rivelato i retroscena che hanno portato al trasferimento del centravanti serbo in Turchia. Italiano ha spiegato di aver contattato direttamente l’attaccante per illustrargli la centralità che avrebbe avuto nel suo scacchiere, puntando sulla fame di riscatto del classe 2000 e sulla volontà di metterlo nelle condizioni ideali per segnare a getto continuo.
Intervista Vincenzo Italiano: così ha convinto Vlahovic

Come ha convinto Vlahovic e come si sta comportando?
«Ho parlato con lui il giorno che ho firmato. Per capire, visto che stava lasciando la Juve. Aveva numerosi contatti con club importanti. Mi ha detto che se non si fossero sviluppati ci saremmo risentiti. La società era d’accordo con me nel provare a portarlo. Alla fine abbiamo preso un ventiseienne ancora di grande valore e di grande futuro: rimesso a posto, può tornare il Vlahovic di qualche anno fa. Ad oggi 4 partite e 5 gol in campionato, stiamo cercando di averlo a pieno regime. Dusan può dare ancora tanto al calcio europeo, è molto giovane».
Secondo lei perché non ha trovato più spazio alla Juve?
«Non lo so… Alla fine, però, andando a guardare i numeri, qualche gol l’ha fatto, non è che non abbia reso. Gli infortuni e qualche situazione a livello di squadra non lo hanno certamente aiutato».
Nella sua carriera lei ha avuto u n solo centravanti di livello, Vlahovic appunto: sei mesi a Firenze e ora in Turchia. Pensa che questo abbia penalizzato i suoi risultati?
«In quei sei mesi a Firenze è stato incredibile, 20 partite e 20 gol. Sono convinto che quell’anno avremmo potuto fare di più se non fosse andato via, anche se abbiamo fatto bene. Negli anni successivi ho avuto attaccanti di valore, ma del suo calibro no. Comunque, in cinque anni tra Fiorentina e Bologna, credo che sia stato fatto un grandissimo lavoro, raggiungendo traguardi importanti. Ho alzato una Coppa Italia con il Bologna, qualcosa di storico. Ma non perché mancava un trofeo da 50 anni, piuttosto perché non eravamo una squadra di prima fascia. Insomma, qualcosa di positivo è stato fatto lo stesso, anche senza il Vlahovic della situazione. Ho avuto Castro, Jovic, Cabral, Piatek, Dallinga, tutti ottimi giocatori, però il Dusan di Firenze ha fatto vedere qualcosa di diverso».