Jolly McKennie: Spalletti può variare su 2 moduli con la sua duttilità 

Weston McKennie si conferma l’autentico camaleonte tattico della Juventus, l’uomo in grado di trasformare la struttura della squadra con la sola presenza in campo. La sua polivalenza rappresenta la risorsa più preziosa nelle mani di Luciano Spalletti, capace di offrire un ventaglio di soluzioni strategiche indispensabili per navigare attraverso un momento segnato da pesanti defezioni. La capacità dello statunitense di occupare zone differenti del rettangolo di gioco permette al tecnico toscano di alternare due sistemi di riferimento distinti senza dover necessariamente ricorrere alle sostituzioni dalla panchina come sottolinea quest’oggi il Corriere dello Sport.

L’assetto schierato nel roboante successo continentale contro il NEC Nijmegen ha chiarito perfettamente la centralità del texano. Posizionato lungo la linea laterale con compiti a tutta fascia, il giocatore permette alla squadra di vestire un 3-4-2-1 altamente coprente, garantendo densità al pacchetto arretrato e protezione contro le ripartenze avversarie. Tuttavia, con i medesimi undici interpreti sul terreno di gioco, basta un suo semplice avanzamento sulla trequarti per convertire la disposizione tattica nel 4-2-3-1, modulo storicamente più caro alla guida tecnica torinese.

Jolly McKennie per far fronte all’emergenza Juve

McKennie in tribuna in Juventus-Parma
McKennie in tribuna in Juventus-Parma

Questa malleabilità nasce dall’esigenza di ritrovare equilibrio e compattezza dopo le recenti amnesie difensive evidenziate nella sfida del Mapei Stadium contro il Sassuolo. I problemi fisici che hanno tolto di mezzo pedine chiave come Manuel Locatelli e Khéphren Thuram, uniti al prolungato stop di Kenan Yildiz e Jeremie Boga e al forzato riposo di Andrea Cambiaso, hanno spinto lo staff a rispolverare la linea difensiva a tre, già ampiamente collaudata durante la precedente gestione. Una scelta di necessità che ha regalato maggiore solidità alla squadra e ha permesso di abbassare il baricentro nei momenti di sofferenza.

Il rovescio della medaglia è legato alle rotazioni limitate sulle corsie esterne quando si sceglie la difesa a tre, situazione in cui soltanto l’americano, Zeki Celik e all’occorrenza Pierre Kalulu offrono le adeguate garanzie d’adattamento. La rosa bianconera è stata infatti allestita con una profusione di ali offensive del calibro di Francisco Conceição, Edon Zhegrova, Esmir Alajbegovic e Nico González, a cui si aggiunge la candidatura di Randal Kolo Muani, un potenziale d’attacco enorme che rischia però di scoprirsi eccessivamente se non sorretto da un palleggio continuativo.

In un momento della stagione in cui la priorità assoluta risiede nel ritrovare continuità di risultati e serenità nello spogliatoio, il ritorno a pieno regime del jolly americano regala a Spalletti la chiave d’accesso per adattarsi a qualsiasi avversario. La certezza di poter contare su un elemento capace di interpretare più compiti con la medesima efficacia rappresenta l’assicurazione migliore per la Juventus, pronta a sfruttare questa flessibilità sia per la delicata sfida di campionato contro l’Atalanta sia per il proseguimento del cammino in Europa.