Lionel Messi alla Juventus, lo scudetto in bianconero e una proiezione sull’attuale Serie A. Di questo ha parlato l’ex allenatore Fabio Capello intervenuto ai microfoni dell’agenzia Italpress. L’ex iconico allenatore ha tracciato un bilancio lucido e profondo sulle grandi manovre del calcio italiano, analizzando in particolare i destini incrociati delle due storiche italiane fuori dalla Champions League e regalando, al contempo, un tuffo nostalgico nei suoi ricordi più preziosi sia da calciatore sia da allenatore con tornando anche sul clamoroso tentativo juventino per il fuoriclasse argentino che ha incantato al debutto di questa nuova Coppa del Mondo.
L’ex tecnico e attuale opinionista di Sky non si è nascosto nel fare un paragone netto sullo stato di salute e di programmazione delle due big settentrionali. Analizzando la stabilità dei progetti tecnici e l’organigramma societario, ha voluto sottolineare la superiorità della strategia bianconera rispetto a quella rossonera, esprimendosi con parole di forte stima nei confronti dei nuovi assetti della Continassa: “La Juventus è avanti rispetto al Milan. Ha confermato Spalletti e ha preso un buonissimo direttore, Carnevali, che io conosco ed è molto bravo. I rossoneri sono un cantiere aperto, Amorim è una scommessa. Aveva fatto bene in Portogallo, poi all’estero è un altro mondo: bisogna essere più elastici”.
Messi alla Juventus: Capello ricorda il clamoroso retroscena
Il dialogo si è poi spostato su una delle suggestioni più grandi della storia del calciomercato: il giorno in cui la Juventus sfiorò l’acquisto di un giovanissimo Messi. Era il 24 agosto del 2005 e i bianconeri si trovavano al Camp Nou, invitati dal Barcellona per disputare il Trofeo Gamper. Quella partita, conclusasi sul punteggio di 2-2 grazie alle reti siglate da David Trezeguet e Alessandro Del Piero per gli italiani e da Andres Iniesta e Giovanni Van Bronckhorst per i catalani, divenne il palcoscenico dell’esplosione di un diciottenne argentino che lasciò Capello letteralmente folgorato.
Il tecnico friulano, estasiato da quella prestazione, si mosse immediatamente sulla panchina avversaria chiedendo a Frank Rijkaard di poter avere il ragazzo in prestito. L’allenatore olandese, tuttavia, alzò un muro invalicabile blindando il proprio gioiello. Nel ricordare quell’episodio, Capello ha commentato con totale serenità: “Non c’è nessun rimpianto. Il Barcellona riuscì a fare una giocata superando la restrizione. Avevo visto che in lui c’era qualcosa di speciale”.
Capello ha sfogliato anche l’album dei ricordi della sua straordinaria e vincente carriera, mettendo in fila i titoli e le coppe che hanno segnato in modo indelebile il suo percorso professionale e umano, distinguendo tra l’esperienza vissuta sul rettangolo verde e quella trascorsa sulla panchina: “Il trofeo di cui vado più fiero è il primo Scudetto vinto con la Juventus. Da tecnico indico il primo titolo col Milan e quello con la Roma. È stato come aprire una porta. Un’emozione indelebile”.