Il pesante tracollo casalingo subito contro la Lazio ha aperto una crepa profonda in casa Juventus, facendo scivolare la squadra a ben otto lunghezze di distanza dalla vetta della classifica e scatenando dure polemiche sulle prestazioni dell’undici bianconero. Per analizzare questo delicatissimo momento di forma e le dinamiche dello spogliatoio, i microfoni di Tuttomercatoweb hanno interpellato l’ex direttore generale della Vecchia Signora, Luciano Moggi, il quale ha espresso un giudizio severo ed estremamente critico nei confronti dell’atteggiamento mostrato in campo dal gruppo guidato da Luciano Spalletti.
Intervistato da TMW, l’ex dirigente non ha usato mezzi termini per descrivere la prestazione offerta dalla compagine torinese nell’ultimo turno di campionato, sottolineando l’assenza totale di reazione e agonismo: “Non direi che ieri la squadra abbia giocato male, sono più d’accordo che non abbia giocato. Parlare della partita che ha fatto è una cosa fuori posto, non sono scesi in campo. Se si sentono le dichiarazioni di Bremer si capisce la situazione della squadra, il resto va domandato a chi dirige e non a me”.
Crisi Juve, Luciano Moggi trova le cause

Sollecitato sul botta e risposta a distanza tra l’allenatore e i suoi tesserati — con Spalletti che aveva preso le difese del difensore brasiliano affermando come fosse a tutti gli effetti dentro la gara —, Moggi ha affondato il colpo puntando il dito contro la gestione tecnica e le evidenti crepe difensive. Le sue parole tracciano un quadro sconfortante in merito alla tenuta mentale dei singoli: “Manca l’allenatore, il problema di fondo è questo. Se lui dice quello pubblicamente è anche giusto, Bremer per me ha fatto un errore madornale sul terzo gol, lo ha accompagnato per 500 metri e lo ha lasciato tirare. Ognuno pensa al suo orticello“.
In merito alle convinzioni espresse dal tecnico di Certaldo, il quale si diceva sicuro che il gruppo lo stesse seguendo fedelmente fino al giorno prima della sfida, l’ex dirigente ha chiuso la sua analisi esternando forti perplessità sul reale stato di salute del progetto. La lettura finale di Moggi non lascia spazio a grandi illusioni e sposta il focus unicamente sui risultati del campo: “Sono sicurezze che non dovrebbe avere, di sicuro non c’è niente ora come ora. Sono cose che non mi riguardano comunque, posso parlare del risultato, dall’esterno posso basarmi solo su quello”. E ora Spalletti si gioca la panchina nelle prossime uscite. Con l’ombra di Antonio Conte che incalza.