“Poi guadagno meno di lui?”, perché Vlahovic non scende sotto gli 8 milioni

Le dinamiche interne a uno spogliatoio calcistico di alto livello non sono regolate soltanto dagli schemi tattici o dall’affiatamento sul rettangolo verde, ma anche da complessi equilibri di status ed economici. Spesso il valore percepito di un calciatore si riflette direttamente sulle cifre del proprio ingaggio, trasformando le trattative per i rinnovi contrattuali in vere e proprie questioni di orgoglio personale e gerarchie interne. Ed è esattamente ciò che sta accadendo alla Continassa, dove il futuro del reparto avanzato bianconero è legato a doppio filo a un braccio di ferro che va ben oltre i semplici numeri.

Dietro la netta rigidità di Dusan Vlahovic nel non voler scendere sotto una determinata barriera economica c’è infatti un retroscena emblematico, legato a una vera e propria valutazione comparativa all’interno della rosa. Di fronte alla proposta ufficiale di rinnovo presentata dalla dirigenza juventina — un accordo biennale da 6 milioni di euro a stagione —, il centravanti serbo ha replicato con una domanda categorica che apre uno squarcio significativo sui rapporti di forza interni come rilancia ancora TuttoSportSecondo voi io posso guadagnare meno di David?”. Una presa di posizione netta, specchio di una fortissima autoconsapevolezza, motivo per cui il serbo ancora oggi pretende un biennale da 8 milioni di euro annui (inclusi i bonus), a cui aggiungere una serie di ricchi premi alla firma stimati attorno ai 10 milioni complessivi. Per i vertici societari, tuttavia, la risposta a quel quesito è affermativa, dando il via a una fase di stallo.

Rinnovo Vlahovic, la posizione della Juventus

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Rinnovo Vlahovic, il serbo non ci sta sullo stipendio

Dal canto suo, la Juventus – assicura TuttoSport – non ha alcuna intenzione di muoversi dalle proprie posizioni. La proposta da 6 milioni di euro è considerata invalicabile, anche perché a Torino sono convinti di aver già ampiamente e generosamente contribuito alla crescita delle finanze del giocatore, che andrà a concludere il precedente accordo percependo ben 12 milioni di euro netti complessivi. Una cifra giudicata oggi totalmente fuori mercato, non solo per i parametri interni del club piemontese.

Rispetto ai mesi scorsi, l’unico fattore a essere mutato è l’interlocutore al tavolo delle trattative. Se in precedenza la gestione guidata da Damien Comolli si era caratterizzata per una proverbiale e rigida alterigia che aveva azzerato i margini di manovra portando alla rottura, oggi l’approccio societario è decisamente più affabile e propenso al dialogo. Ma sebbene i toni siano diventati più distesi, la sostanza della Juventus resta immutata: il tetto massimo non si tocca.

Ma intanto Vlahovic non ha offerte

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Vlahovic non ha offerte a oggi

In questa complessa partita a scacchi, l’atteggiamento di estrema sicurezza mostrato da Vlahovic e dal suo entourage — guidato dal padre Milos — rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang. Mentre i giorni passano, i club europei stanno progressivamente completando i tasselli dei propri reparti offensivi. Il pericolo concreto per l’attaccante serbo è quello di rimanere isolato sul mercato, trovandosi a ridosso della fine della sessione estiva con l’obbligo di dover accettare una destinazione qualsiasi o esotiche offerte economiche pur di non restare fermo.

Il vero paradosso è che Dusan a Torino sta bene: apprezza la vita del centro cittadino, ha strutture ideali per curarsi e il pubblico dello Stadium, pur con i fisiologici alti e bassi, ne apprezza lo spirito battagliero dimenticando volentieri qualche errore tecnico. Soprattutto, il serbo gode della stima incondizionata di Luciano Spalletti, che ha più volte speso parole al miele per lui. Resta da capire se valga davvero la pena sacrificare una centralità tecnica e un ambiente ideale in nome di una pura questione di principio economico. Il tutto mentre a oggi l’unica mega offerta è quella del Besiktas: non una big europea come si aspettava.