La storia dell’impiantistica sportiva italiana ha vissuto uno dei suoi capitoli più rivoluzionari ed emblematici a Torino, sul finire degli anni 2000. Al centro di questa transizione epocale c’è stata la demolizione dello stadio Delle Alpi, un impianto mastodontico nato per i Mondiali di Italia 90 e precocemente pensionato per fare spazio al modernissimo Juventus Stadium (oggi Allianz Stadium). Quella del Delle Alpi non è stata una semplice demolizione, ma un’operazione ingegneristica e finanziaria complessa, i cui costi e la cui gestione hanno fatto scuola nel mondo del project financing applicato allo sport.
Andando dritti al punto economico, la spesa complessiva per l’abbattimento del vecchio Delle Alpi e la successiva preparazione dell’area di cantiere si è aggirata intorno ai 15-18 milioni di euro. Questa cifra, apparentemente elevata per una “distruzione”, faceva in realtà parte di un macro-piano d’investimento interamente sostenuto dalla Juventus, che nel 2003 aveva acquistato dal Comune di Torino il diritto di superficie sull’area per 99 anni (al prezzo di circa 25 milioni di euro). L’intero progetto di rifacimento dell’area, comprensivo della demolizione del vecchio impianto e della costruzione del nuovo stadio di proprietà, ha comportato un investimento totale di circa 120-155 milioni di euro. I costi di demolizione hanno quindi rappresentato poco più del 10% del budget complessivo dell’opera, una quota standard per interventi di questa portata urbanistica.
Dal Delle Alpi allo Juventus Stadium con l’approccio green

Ciò che ha permesso di ottimizzare i costi di demolizione e di trasformare un potenziale disastro ambientale in un modello di bioarchitettura è stato il totale riutilizzo dei materiali di scarto del vecchio gigante di cemento e acciaio. La Juventus e le ditte appaltatrici decisero di non disperdere il vecchio Delle Alpi nelle discariche, ma di “frantumarlo” e riutilizzarlo sul posto.
Il bilancio del riciclo dei materiali ha fatto segnare numeri straordinari:
- Calcestruzzo: oltre 40.000 metri cubi di calcestruzzo del vecchio impianto sono stati frantumati e riutilizzati come sottofondo per il nuovo terreno di gioco, per le massicciate stradali e per le fondamenta delle nuove strutture.
- Acciaio: circa 5.000 tonnellate di acciaio (provenienti soprattutto dalle imponenti carpenterie metalliche della copertura) sono state recuperate, fuse e reimpiegate.
- Alluminio: più di 2.000 metri quadrati di pannelli di alluminio della vecchia facciata sono stati rigenerati.
Questo approccio ecosostenibile ha generato un risparmio netto stimato in diversi milioni di euro. Evitando il trasporto in discarica di tonnellate di detriti e il conseguente acquisto di nuove materie prime per le fondamenta, la società ha abbattuto i costi logistici e l’impatto ambientale, risparmiando anche sulle tasse di smaltimento dei rifiuti speciali.
Perché fu demolito lo stadio Delle Alpi?

I lavori di demolizione iniziarono ufficialmente nel novembre del 2008 e si conclusero nei primi mesi del 2009. Come mai spendere quasi 18 milioni di euro per buttare giù uno stadio inaugurato solo 18 anni prima? Il Delle Alpi, nonostante la sua monumentalità e una capienza di oltre 69.000 posti, si era rivelato un fallimento concettuale sin dalla sua nascita. Costato oltre 200 miliardi di lire dell’epoca, soffriva di enormi problemi di visibilità a causa della pista di atletica leggera (utilizzata pochissimo nel corso degli anni) che allontanava gli spalti dal terreno di gioco. Inoltre, la struttura era fredda, esposta ai venti e priva di servizi commerciali moderni, il che portò a un drastico calo delle presenze medie.
La Juventus comprese che ristrutturare il Delle Alpi sarebbe costato più che raderlo al suolo. Scegliendo la via della demolizione controllata – avvenuta tramite imponenti macchinari meccanici e senza l’uso di esplosivi per non danneggiare le aree limitrofe –, il club bianconero ha investito sul proprio futuro, dando il via all’era degli stadi di proprietà in Italia e seppellendo per sempre il ricordo di un impianto tanto costoso quanto sfortunato. E lo Stadium, oggi, è un’icona tutta assoluta in Italia e nel mondo. Ai vertici bianconeri ci hanno visto giusto.