Ci sono date destinate a rimanere impresse a fuoco nella memoria collettiva di una città. Per Torino, quella data è il 3 giugno 2017. Quella sera, il cuore del capoluogo piemontese si era vestito a festa per accogliere migliaia di tifosi pronti a spingere, seppur da lontano, la Juventus nella finalissima di Champions League contro il Real Madrid. Una serata di passioni calcistiche e aggregazione che, nell’arco di pochissimi istanti, si è trasformata in un incubo a occhi aperti. La folla oceanica radunata davanti al maxischermo è stata travolta da un’improvvisa e inspiegabile psicosi di massa, culminata in un bilancio drammatico: oltre 1.600 persone ferite e tre vite spezzate dopo lunghi calvari. Un evento catastrofico che ha segnato profondamente la storia recente del nostro Paese e che ha trovato la sua spiegazione solo al termine di complesse indagini giudiziarie.
Mentre sul terreno di gioco di Cardiff il Real Madrid siglava la terza rete, spegnendo le speranze di rimonta dei sostenitori bianconeri, in piazza San Carlo l’atmosfera è cambiata repentinamente. Erano circa le 22:15 quando un improvviso boato ha scosso la piazza, scatenando un effetto domino devastante. Spaventate e disorientate, le persone hanno iniziato a spingersi a vicenda, abbattendo le transenne di sicurezza e fuggendo in preda al terrore verso le vie di fuga limitrofe, in particolare lungo via Roma in direzione della stazione di Porta Nuova.
Nella calca spaventosa, centinaia di presenti sono caduti, venendo calpestati e schiacciati dalla massa umana in fuga. Nel giro di poco più di un quarto d’ora, la piazza si è svuotata, lasciando a terra migliaia di scarpe, cocci di vetro e i corpi feriti di chi non era riuscito a scappare. Le indagini successive hanno fatto luce sulla vera causa di quel finimondo: non un attentato terroristico come inizialmente temuto, ma l’azione criminale di una banda di rapinatori che aveva utilizzato spray urticante al peperoncino per aprirsi un varco tra la folla derubare i presenti di collane e oggetti preziosi.
Tragedia Piazza San Carlo, le tre vittime e i calvari
Il bilancio finale della tragedia ha registrato tre vittime, i cui destini si sono incrociati in quella tragica sera:
- Erika Pioletti: 38enne originaria di Domodossola, si trovava in piazza per seguire la partita insieme al compagno. Schiacciata dalla folla inferocita contro un muro, ha riportato un grave trauma toracico che le ha provocato un arresto cardiaco. Nonostante i soccorsi immediati e la rianimazione sul posto, i danni cerebrali dovuti alla mancanza di ossigeno si sono rivelati irreversibili. Erika è morta il 15 giugno 2017, dopo dodici giorni di coma all’ospedale San Giovanni Bosco.
- Marisa Amato: 65 torinese, è stata travolta dall’ondata di persone in fuga, riportando lesioni gravissime che l’hanno lasciata tetraplegica. La sua resistenza è durata un anno e mezzo, fino al 25 gennaio 2019, quando è deceduta al reparto di Terapia Intensiva a causa delle complicazioni legate a un’infezione alle vie respiratorie.
- Anthony Bucci: 50enne sammarinese, ha vissuto il calvario più lungo e straziante. Rimasto gravemente ferito nella calca, ha subito nel corso dei mesi persino l’amputazione di un piede. La sua battaglia per la vita si è interrotta il 31 gennaio, a distanza di oltre due anni e mezzo da quella maledetta notte, presso l’ospedale di Monza.
Tragedia Piazza San Carlo: chi ha pagato
La risposta della giustizia si è mossa su due binari paralleli: da un lato i responsabili materiali del panico, dall’altro i responsabili della sicurezza e dell’ordine pubblico. La banda dello spray, composta da giovani di origine maghrebina, è stata individuata grazie a intercettazioni telefoniche in cui si faceva esplicito riferimento a una catenina d’oro rubata quella sera. Nel maggio 2019, il Tribunale di Torino ha condannato i quattro esecutori materiali per omicidio preterintenzionale con pene severissime: Sohaib Bouimadaghen, Hamza Belghazi e Mohammed Machmachi hanno ricevuto una condanna a 10 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione, mentre Aymene El Sahibi è stato condannato a 10 anni, 3 mesi e 24 giorni.
Sul fronte amministrativo e istituzionale, il processo con rito abbreviato volto ad accertare le falle organizzative della serata ha coinvolto i vertici comunali. Cinque imputati, tra i quali figura l’allora sindaca di Torino Chiara Appendino, sono stati condannati in primo grado a un anno e sei mesi di reclusione per i reati di omicidio, lesioni e disastro colposi, ponendo l’accento sulle gravi carenze gestionali dell’evento di piazza. Condanna confermata successivamente seppur con un ricalcolo tecnico al ribasso.