Beffa Juve in Europa League, riposa meno di tutte: il confronto 

L’analisi delle programmazioni orarie e dei calendari per le prime 4 giornate delle manifestazioni continentali traccia un quadro decisamente poco favorevole per la compagine torinese, evidenziando una vera e propria sproporzione nei tempi di recupero concessi alle diverse formazioni italiane. Il confronto sulle ore d’intervallo tra le sfide di campionato e le serate europee penalizza in modo netto la società bianconera, posizionandola come il club più svantaggiato della massima serie nella gestione delle energie tra settembre e i primi giorni di novembre.

L’elemento di maggiore criticità riguarda in particolar modo la finestra temporale disponibile dopo le uscite europee, dove il divario nei confronti delle dirette rivali diventa impressionante. Se la formazione nerazzurra guidata dai vertici della classifica di questa speciale graduatoria potrà beneficiare di oltre 441 ore e 15 minuti complessivi di stacco al termine degli impegni della massima competizione continentale, la situazione si fa drammaticamente complessa per chi partecipa alla seconda rassegna europea. La compagine juventina si ritrova infatti a disporre di appena 283 ore e 45 minuti di riposo post-gara nel periodo preso in esame, accusando un ritardo accumulato di svariati giorni rispetto alla vetta. Perfino i rivali rossoneri, anch’essi inseriti nel medesimo torneo continentale, riescono a garantirsi un margine superiore superando la soglia delle 307 ore.

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Beffa Juve in Europa League

Il quadro generale del tempo complessivo a disposizione tra una gara e l’altra conferma la posizione di svantaggio per la guida tecnica. La graduatoria globale vede l’Inter dominare la scena con oltre 762 ore e 30 minuti utili per preparare i match, seguita a ruota dal Como a quota 725 ore e 45 minuti e dal Milan a 719 ore e 45 minuti. Più staccate figurano la compagine capitolina a 702 ore e quella partenopea a 685 ore, mentre la Juventus scivola fino all’ultimo posto tra le grandi con un totale di 666 ore e 30 minuti. Una discrepanza numerica pesante che rischia di condizionare in maniera determinante il lavoro atletico e la brillantezza degli interpreti in campo.

Ad appesantire ulteriormente il clima attorno alla stesura dei calendari hanno contribuito le discussioni nate attorno alla programmazione della sfida con il Venezia. La decisione di collocare la gara di campionato nella serata di lunedì 23 novembre, a soli 3 giorni dal successivo impegno europeo del giovedì, ha sollevato non poche perplessità nella dirigenza sabauda. La motivazione ufficiale di tale incastro risiede nella volontà di evitare sovrapposizioni televisive con l’atto conclusivo delle Atp Finals di tennis previsto per domenica 22 novembre. Una scelta organizzativa che, pur tutelando l’evento della racchetta, finisce per costringere gli uomini di Luciano Spalletti a un ennesimo tour de force privo delle giuste pause, trasformando l’avvio della campagna continentale in una vera e propria corsa ad ostacoli.