“Non si deve giocare, altrimenti…”, minaccia ultras prima di Torino-Juve: la ricostruzione

Doveva essere un derby per provare una disperata rimonta Champions. E invece è stata un’altra giornata di ordinaria follia del calcio italiano. Sono le 20.15 quando dal settore ospiti dell’Olimpico Grande Torino si alza un coro unanime e perentorio che invoca l’immediata interruzione dell’evento. I sostenitori della Juventus chiedono a gran voce di non dare il via al Derby della Mole, rivolgendosi direttamente al capitano Manuel Locatelli, esortato con gesti inequivocabili a ridosso delle barriere divisorie.

La dura presa di posizione scaturisce dalle notizie sul grave ferimento di un supporter bianconero, rimasto coinvolto nei violenti tafferugli scoppiati nel corso del pomeriggio tra le opposte fazioni. Con diversi ultras posizionati pericolosamente sopra le balaustre del settore, l’ombra di un’invasione di campo imminente paralizza le operazioni di riscaldamento delle due squadre, rendendo lo scenario surreale.

Caos ultras prima di Torino-Juve: cosa è successo

Per comprendere l’escalation di tensione occorre riavvolgere il nastro alle ore 17.30, quando l’atmosfera attorno all’impianto torinese è diventata incandescente. Nonostante un primo tentativo di contatto notturno tra sabato e domenica fosse stato tempestivamente neutralizzato, la situazione è degenerata nel pomeriggio in concomitanza con i due cortei organizzati dalle tifoserie per raggiungere lo stadio: i granata in marcia dal Filadelfia e i bianconeri lungo corso Unione Sovietica.

Nei pressi di piazzale San Gabriele di Gorizia si è verificato un violento contatto ravvicinato, con un fitto lancio di bottiglie, pietre e torce. Solo il massiccio sbarramento e il successivo intervento delle forze dell’ordine hanno evitato conseguenze peggiori, pagando però un dazio pesante. Ad avere la peggio è stato un tifoso bianconero di 45 anni, trasportato d’urgenza all’ospedale in codice rosso con un grave trauma cranico a causa dell’impatto con un oggetto contundente o, secondo altre ricostruzioni, per via di un lacrimogeno rimbalzato durante le cariche di alleggerimento.

Il clima di forte intimidazione all’interno dello stadio ha paralizzato l’evento per oltre un’ora. Da un lato le squadre manifestavano la volontà di scendere in campo, dall’altro i responsabili dell’ordine pubblico e il Questore si sono trovati a gestire la sicurezza di un impianto esaurito in ogni ordine di posto. Gli ultras Juve intanto minacciavano di fare un’invasione di campo in caso se si fosse giocato. Ma dopo un’ora abbondante di ritardo, ristabilito parzialmente l’ordine, le autorità hanno decretato l’assenza di presupposti critici tali da inficiare lo svolgimento del match. Il settore ospiti e il nucleo caldo della Maratona hanno così deciso di abbandonare progressivamente l’impianto per protesta. Il fischio d’inizio, inizialmente congelato dalla Lega Calcio, è scattato alle ore 21.50, con ben 65 minuti di ritardo rispetto all’orario ufficiale.

Violenza Torino-Juventus: bilancio arresti

I gravi disordini e la lunga attesa che hanno preceduto la stracittadina si sono tradotti in una serata di altissima tensione sia dentro che fuori l’impianto di Torino, che per l’occasione registrava il tutto esaurito con ventisettemila spettatori complessivi. Le indagini avviate a ridosso dei cancelli hanno portato all’immediato fermo di otto ultras appartenenti ai gruppi più caldi, mentre il primo resoconto medico della questura ha evidenziato il ferimento di quattro agenti delle forze dell’ordine, oltre al quarantacinquenne appunto ricoverato in terapia intensiva. Lo riporta il Corriere dello Sport di oggi.