Mauro: “Ritiro Juve simbolo del fallimento”

Massimo Mauro, ex giocatore della Juventus, parla ai microfoni di Repubblica in merito del momento della Juventus e di cosa sta accadendo ai bianconeri:

RITIRO – “Se può bastare? No, serve solo a far capire ai giocatori che società e tecnico sono disposti a adottare misure drastiche. Ma non è utile per tornare a vincere, anzi di fatto è la consacrazione del fallimento”.

SOCIETA‘ – “Non si può dimenticare il recente passato. Gente che ha collezionato nove scudetti e ha fatto due finali di Champions non può essere definita alla stregua di dilettanti allo sbaraglio. Ma proprio per questo livello professionale così alto mi sorprende il fatto di essere arrivati a una situazione del genere”.

I MOTIVI – “La qualità che non deve mai mancare è l’affidabilità dei protagonisti. E affidabilità significa
intensità, mentalità vincente, comprensione del contesto in cui ci si trova. La Juve è un club che deve avere giocatori in grado di fare il massimo almeno nell’80% delle partite. Ora, Pogba non ha mai
giocato, Di Maria ha fatto 2 partite e mezzo tra fastidi muscolari e scatti di nervi”.

MERCATO – “Dico che bisognerebbe ritornare a studiare i giocatori prima di comprarli. Faccio l’esempio di
Tevez. Quando è stato acquistato era uno che allo United non giocava più, ma era affidabile e intenso, tanto è vero che ha fatto un periodo meraviglioso alla Juve. Guardiamo inoltre Dybala alla Roma. Quando gioca si è capito che è indispensabile, ma non è affidabile e paradossalmente fa più danni della grandine perché senza di lui la squadra diventa un’altra cosa”.

REAZIONE POST MONZA – “Sono tre mesi che i problemi sono sempre gli stessi. Ma se la situazione è drammatica e nello spogliatoio si parla portoghese o spagnolo e se il giocatore più pagato parla in serbo è
tutto più difficile. Sia ben chiaro, non voglio certo richiudere le frontiere, ma uno di Torino capisce ciò che capita alla Juve prima di uno di Buenos Aires o Rio. E questo ha portato il presidente a metterci giustamente la faccia e dire parole che non avrebbe pensato mai di dover pronunciare”.

COME SE NE ESCE – “Con il lavoro ed evitando di commettere altri errori come quelli fatti. Mi viene in mente Ribery. È stato un grandissimo campione, ma in Italia è venuto per il canto del cigno. Ma era il Ribery che conoscevamo al Bayern? E la Juve, con tutto il rispetto, non è la Fiorentina o la Salernitana”.

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Leonardo Costa
Leonardo Costahttps://www.calcioj.com
Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli studi di Torino. Dopo varie esperienze lavorative nell'ambito giornalistico, mi sono specializzato in quello sportivo e in particolare con il portale Calcioj.com. Da sempre pratico sport con una passione particolare per il calcio e la bici. Occhio sempre vigile sull'evoluzione dell'informazione.

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