Retroscena Thiago Motta: ai vertici Juve non hanno preso bene la notizia 

Mentre l’ambiente bianconero si prepara a un Derby della Mole ad altissima tensione e John Elkann riflette su quale futuro costruire alla Continassa, dietro le quinte societarie si consuma uno scontro totale. Al centro della bufera c’è ancora una volta l’amministratore delegato Damien Comolli, la cui gestione accentratrice sta sollevando malumori sempre più pesanti tra le alte sfere dirigenziali. L’ultimo clamoroso retroscena, rivelato nelle ultime ore, riguarda la gestione del passato e in particolare il legame contrattuale ancora esistente con Thiago Motta. Un dettaglio che ai vertici della Juventus non è stato affatto preso bene.

Del resto in un’epoca di rigorosa spending review, e con tre allenatori a busta paga considerando anche Igor Tudor e l’attuale Luciano Spalletti, in un anno in cui l’assenza degli introiti della prossima Champions League impone la massima attenzione a ogni singolo euro, la gestione della vicenda legata all’ex tecnico italo-brasiliano è considerata un vero e proprio capo d’accusa nei confronti di Comolli come riporta TuttoSport.

Comolli a rischio Juve: nel mirino anche la gestione Thiago Motta

L’amministratore delegato, che da novembre ha accentrato su di sé ogni delega, in un anno intero non ha mai chiamato l’entourage di Thiago Motta per trattare una risoluzione contrattuale. Il risultato di questo immobilismo? A giugno la Juventus si troverà costretta a pagare una pesante penale all’allenatore. Una sventata economica che ha mandato su tutte le furie i vertici del club, preoccupati per i bilanci e per un danno finanziario che si sarebbe potuto quantomeno mitigare. Chiaramente un peso specifico ancor maggiore adesso senza gli incassi della massima competizione europea, ma una situazione che andava gestita con largo anticipo soprattutto in un anno in cui l’incasso UCL non era affatto assicurato.

Ma l’ex allenatore della Juventusnon è l’unico capitolo “silenziato” dall’Ad. Molti procuratori dei calciatori attualmente in rosa — specialmente quelli considerati vicini alla passata gestione targata Cristiano Giuntolirecriminano di non aver mai ricevuto una sola telefonata da Comolli come si legge sempre sulle colonne del quotidiano. Un comportamento giudicato bizzarro per un manager che gestisce in totale autonomia anche le trattative per i parametri zero, lasciando molte finestre aperte senza però aver mai chiuso nulla.

Il progressivo e totale isolamento del dirigente francese è stato plasticamente certificato dall’ultimo evento aziendale. Comolli è stato infatti il grande assente al “Barbecue Bianconero 2026”, l’evento conviviale svoltosi all’Allianz Stadium a cui hanno partecipato tutti i dipendenti e i quadri del club. Un’assenza che rumoreggia più di mille parole.

Spalletti chiama Elkann: Comolli depotenziato, sale Chiellini

Nonostante il ginepraio e i dubbi sollevati in azienda anche sui costi giudicati esagerati per i software di profilazione e algoritmi — specialmente dopo l’arrivo a gennaio del Ds Marco Ottolini —, Comolli resta serafico. Per lui la discesa in Europa League non sarebbe affatto una catastrofe, convinto che il danno sia ampiamente contenibile attraverso una cessione illustre in più sul mercato estivo.

Una visione che cozza frontalmente con quella delle alte sfere e di Luciano Spalletti. Il tecnico di Certaldo ha già avuto un colloquio telefonico diretto con John Elkann, chiedendo e ottenendo maggiore autonomia sulla sfera di campo. Una mossa che, di fatto, svuota e indebolisce il potere di Comolli. Il nuovo orizzonte della Juventus sembra ormai tracciato e passa da due mosse politiche immediate: il definitivo depotenziamento dell’Ad francese e il parallelo rafforzamento dell’influenza di Giorgio Chiellini, la cui candidatura per la gestione della transizione sportiva avanza ormai a passi spediti. Comolli però non molla: non ha intenzione di dimettersi e tirerà fuori l’alibi del poco tempo a disposizione per essere giudicato.