Nel firmamento del calcio mondiale, il nome di Michel Platini evoca l’eleganza assoluta, la visione di gioco geometrica e gli anni d’oro con la maglia della Juventus, club con cui ha conquistato tre Palloni d’Oro consecutivi. Definito da tutti come un sovrano del rettangolo verde, ci sono però dettagli della sua vita privata, della sua infanzia e del suo percorso post-carriera che sono rimasti a lungo nell’ombra o che le nuovi generazioni potrebbero non conoscere.
Il primo vero soprannome di Platini
Prima di diventare per tutti il sovrano indiscusso del calcio europeo, l’inizio di Platini non è stato dei più semplici dal punto di vista fisico. Da bambino, infatti, a causa della statura tutt’altro che imponente e di uno sviluppo tardivo, i compagni lo punzecchiavano con soprannomi ironici come “Ratz” (topolino) o “Le nain” (il nano). Il campo, tuttavia, ha ribaltato i giudizi della genetica: con lo sviluppo e la consacrazione tra i professionisti, la stampa e i tifosi lo hanno solennemente ribattezzato “Le Roi” (Il Re), un titolo che lo ha accompagnato per tutta la carriera.
Il tifo per il… Novara
Nonostante sia cresciuto in Francia, l’Italia era già scritta nel destino e nel sangue di Michel. I suoi nonni erano infatti originari del Piemonte, per la precisione di Novara. Qualche tempo fa, l’ex numero dieci ha confessato un tenero ricordo d’infanzia:“Verrò a vedere il Novara perché fa parte dei miei ricordi di bambino: i miei nonni me ne parlavano ed era l’unica cosa che conoscevo dell’Italia quando stavo in Francia. Poi quando sono arrivato io militava nelle serie inferiori, però a Novara ci sono stato a giocare delle amichevoli”.
Quella firma storpiata in onore di Pelé
Come ogni grande campione, anche Platini ha avuto un punto di riferimento leggendario durante i suoi primi calci al pallone. Il suo idolo d’infanzia era il mitico Pelé. Il fascino per la Perla Nera era talmente viscerale che il piccolo Michel, ogni volta che si divertiva a scarabocchiare un foglio o doveva firmare un pezzo di carta per gioco, univa il proprio cognome a quello del campione brasiliano, storpiandolo nell’originale firma “Peleatini”.
Il furto dei trofei nell’appartamenot
A un percorso professionale leggendario si è aggiunto recentemente un doloroso capitolo privato per l’ex presidente della UEFA e intramontabile bandiera della Juventus. Platini è stato infatti vittima di un furto con scasso nella sua abitazione a Cassis, nel dipartimento francese delle Bocche del Rodano nel 2025: svegliato all’alba da rumori sospetti, il fuoriclasse transalpino ha scoperto un’effrazione nella dependance dove custodiva i ricordi di una vita sul campo. Dal raid sono sparite medaglie e una ventina di trofei storici, un bottino dal valore non solo economico ma chiaramente anche dal significato affettivo e sportivo inestimabile.
I guai giudiziari e la custodia cautelare per il Qatar
La parabola di Platini come influente dirigente sportivo (è stato presidente della UEFA dal 2007 al 2015) ha subito una pesantissima battuta d’arresto a causa delle inchieste extracalcistiche. Nel giugno del 2019, l’ex fuoriclasse è finito al centro di una bufera giudiziaria internazionale, venendo posto in custodia cautelare dalle autorità francesi nell’ambito delle indagini per presunta corruzione e irregolarità legate all’assegnazione dei Mondiali del 2022 in Qatar. Una macchia pesante che ha incrinato i suoi rapporti con i vertici del calcio mondiale, dai quali si è progressivamente allontanato.