“Non possiamo guadagnare come…”, clamoroso sfogo papà Vlahovic

Dietro il clamoroso divorzio consumatosi tra la Juventus e Dusan Vlahovic non ci sono soltanto rigide strategie di bilancio, ma un vero e proprio scontro totale fatto di battute taglienti, rancori e totale incomunicabilità. I dettagli emersi dall’ultimo e definitivo incontro tra la dirigenza bianconera e l’entourage del serbo svelano un retroscena di mercato a dir poco infuocato, che fotografa perfettamente la distanza siderale che si era creata tra le parti. Il quotidiano La Repubblica ha ricostruito i passaggi cruciali del faccia a faccia, svelando un clamoroso sfogo di Milos Vlahovic, padre-agente del calciatore, che ha di fatto fatto saltare definitivamente il banco.

Rinnovo Vlahovic, il padre sbotta: “Non possiamo guadagnare come David”

Durante l’infuocato summit, l’entourage del centravanti ha manifestato tutto il proprio dissenso di fronte alla rigidità della Juventus, che ha scelto di mantenere fermo il tetto dell’offerta a 6 milioni di euro più un piccolo premio alla firma. A un certo punto, sentendosi sminuiti dalla proposta, Vlahovic e suo papà Milos si sono quasi offesi, e quest’ultimo si è lasciato andare a una frase emblematica: «Possiamo mica prendere gli stessi soldi di David!».

Un chiaro moto di orgoglio volto a rivendicare uno status economico superiore rispetto a quello degli altri attaccanti in rosa, giudicati non all’altezza del valore del serbo. La replica della dirigenza juventina, tuttavia, non si è fatta attendere ed è stata tanto tagliente quanto definitiva, ghiacciando bruscamente le pretese dei Vlahovic: «E pensate di meritarne più di Yildiz?». Un botta e risposta fulmineo che ha certificato l’impossibilità di trovare un punto d’incontro, portando le parti a prendere atto dello stallo e a consumare l’addio definitivo.

Botta Vlahovic: affare da oltre 160 milioni per la Juventus

Calciomercato Juve, richiesta Vlahovic
Calciomercato Juve, Spalletti chiede Vlahovic ma è finita

Mentre il tempo racconterà da quale parte si annideranno i reali rimpianti o rimorsi di questa rottura, i dati economici complessivi restituiscono il peso enorme che la storia di DV9 ha avuto sulle finanze del club. Ad oggi, sembra che a rimetterci nell’immediato possa essere proprio la Juventus, che perde un calciatore centrale su cui aveva deciso di puntare (e la cui conferma era stata fortemente caldeggiata dal tecnico Luciano Spalletti).

Tuttavia, le cifre investite per il serbo dal suo sbarco a Torino, quattro anni e mezzo fa, restano mostruose: 81,6 milioni di euro iniziali, a cui si aggiungono altri 10 milioni di bonus (anche se non tutti maturati) per il cartellino. Oltre 40 milioni complessivi di ingaggio. A conti fatti, Vlahović è costato alle casse bianconere una cifra astronomica compresa tra i 160 e i 165 milioni di euro.

A fronte di questo investimento titanico, il rendimento sul campo ha lasciato più di un’ombra: 68 gol in 168 partite (giudicati non abbastanza rispetto alle premesse della vigilia), almeno altrettanti gol clamorosamente sbagliati, molti infortuni — condizionati da una cicatrice che ciclicamente torna a dargli fastidio — e diversi pasticci di natura tecnica.

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Vlahović ha continuato a pretendere fino all’ultimo un ingaggio fisso da 8 milioni di euro (superiore a quello percepito da Kenan Yıldız) con l’aggiunta di altrettanti milioni come “regalino” (premio alla firma) per un rinnovo che sarebbe stato al massimo biennale. Pretese economiche che nel panorama calcistico italiano attuale sono considerate totalmente fuori mercato.

Il calciatore si dice fermamente convinto di poter trovare all’estero i ponti d’oro che cerca, dichiarando di avere sulle proprie tracce tre grandissimi top club europei: Bayern Monaco, Barcellona e Paris Saint-Germain. Attenzione però allo scenario tecnico: in tutte e tre le destinazioni citate si libereranno sì dei posti in attacco (viste le partenze programmate di Jackson, Lewandowski e Gonçalo Ramos), ma l’ex numero nove della Juventus rischia di vedersi offrire esclusivamente il ruolo di centravanti di scorta. La rottura con la Vecchia Signora è totale e irrevocabile, ma la caccia al super ingaggio potrebbe rivelarsi più complessa del previsto.