Un terremoto giudiziario scuote il calcio italiano e travolge direttamente il difensore dell’Inter e della nazionale italiana, Alessandro Bastoni, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Milano con la pesantissima accusa di prostituzione infantile. Al centro del fascicolo aperto dai magistrati milanesi c’è una fitta rete di messaggi ed SMS estrapolati dai telefoni cellulari, chat che secondo gli inquirenti rischiano di inchiodare il calciatore alle proprie responsabilità. Ma l’inchiesta promette di allargarsi rapidamente: oltre alla posizione del centrale nerazzurro, i fari della Guardia di Finanza si sono accesi anche su altri tre noti professionisti del massimo campionato, pronti a essere ascoltati a stretto giro dagli inquirenti.
L’attività investigativa, che negli ultimi mesi ha setacciato i segreti della Milano da bere e dei party privati riservati ai VIP, si appresta a vivere una svolta decisiva con l’audizione di nuovi testimoni d’eccezione. I magistrati hanno infatti calendarizzato la convocazione di altri tre volti noti del panorama calcistico come si apprende da La Repubblica oggi in edicola: Riccardo Calafiori, attuale difensore in forza all’Arsenal, Daniel Maldini, tesserato per l’Atalanta, e Kevin Bonifazi, centrale di proprietà del Bologna.
Scandalo Bastoni-minorenni, cosa emerge dall’indagine
I tre atleti, è bene specificarlo, non risultano al momento iscritti nel registro degli indagati. La loro convocazione davanti alle forze dell’ordine avverrà in veste di persone informate sui fatti. Gli inquirenti intendono verificare se i tre abbiano preso parte a serate analoghe o se fossero a conoscenza del funzionamento interno dell’agenzia al centro dello scandalo, così da delineare con precisione la rete di contatti che legava il mondo dei calciatori all’organizzazione.
Le accuse si inseriscono nella più ampia cornice di un’indagine protetta dal massimo riserbo che ha smantellato la “Ma.De“, una sedicente agenzia di eventi che, dietro la facciata del reclutamento di modelle e hostess d’immagine, offriva ai propri facoltosi clienti dei veri e propri pacchetti “all inclusive”. I gestori della struttura – Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, già ristretti ai canali degli arresti domiciliari dalla scorsa primavera – gestivano la logistica dei party nei locali più esclusivi della scuderia milanese, occupandosi di fornire ai partecipanti non solo sostanze come il gas esilarante per sballarsi, ma anche prestazioni sessuali a pagamento.
Nelle carte dell’inchiesta compare la figura chiave di Alessio Salamone, factotum dell’organizzazione e stretto confidente dei calciatori. Era lui a fare da ponte tra le richieste degli sportivi e la disponibilità delle ragazze, gestendo le prenotazioni, le cene e persino i servizi di trasporto privato per far giungere le giovani a destinazione.
Bastoni e l’accusa di prostituzione mironile: spuntano i messaggi
A mettere nei guai Bastoni sono state le conversazioni telematiche recuperate proprio dallo smartphone di Salamone. I testi risalgono all’estate del 2020. In una di queste chat, il tuttofare esorta esplicitamente il calciatore, facendogli presente l’interesse di una ragazza. I flussi di messaggi successivi si concentrano sull’organizzazione di una cena a base di sushi a Cinisello Balsamo, cittadina dell’hinterland milanese dove l’agenzia disponeva di alcuni appartamenti d’appoggio.
Agli atti della Procura sono state allegate le conversazioni in cui il difensore si informava sulla presenza di spazi appartati in cui potersi isolare, per poi concordare il trasferimento della giovane presso la propria abitazione al termine della serata. A chiudere il cerchio investigativo vi sono poi gli SMS della ragazza – ribattezzata convenzionalmente Monica a tutela della privacy – che confermava ai gestori dell’agenzia di aver trascorso la notte a casa dell’atleta e di essere in attesa del taxi per il rientro. Il nodo centrale del procedimento risiede nell’età della giovane, che all’epoca dei fatti contestati aveva 17 anni e 8 mesi.
- Nelle chat e nelle accuse dei magistrati:
«La minorenne credo che ti vuole chiav…» «Tutto ok leone» «agenzia delle escort» «di natura sessuale» «Atti sessuali dietro il versamento del prezzo della prestazione e dell’organizzazione dell’incontro» «Ormai sono il tuo tuttofare oh… e non ho manco una maglietta. Comunque hai capito, quando c’è qualche ragazza mandami i profili e la contatto io» «con la quale il calciatore palesa chiaramente di voler avere rapporti sessuali già a partire dal post cena presso l’abitazione di Cinisello Balsamo» «Ma là ci sono posti per imboscarsi?» «Qualcosa ci inventiamo, al massimo la porti a casa» «Conosco gente che guadagna 1.500 euro al mese ed è più brillante di te…» «Mi raccomando amico. Mi raccomando» «Qualsiasi problema scrivimi» «Tutto ok. Sono a casa di Bastoni, dormo qui e domani mattina mi riaccompagnano a casa».
- Nelle dichiarazioni difensive di Bastoni:
«Parliamo di sei anni fa, all’epoca avevo vent’anni, ero appena arrivato all’Inter, ero single. Non c’è mai stato niente con quella ragazza, e non ho mai avuto la consapevolezza di aver avuto rapporti con minorenni. Tanto meno ho pagato qualche ragazza per avere rapporti, a maggior ragione se minore»
La difesa di Bastoni e il bivio giudiziario adesso
L’appuntamento per fare chiarezza è fissato per venerdì mattina, quando Bastoni, assistito dal proprio legale di fiducia, l’avvocato Salvatore Scuto, si presenterà davanti alla procuratrice aggiunta Bruna Albertini e alla Pm Rosaria Stagnaro per l’interrogatorio formale. La linea difensiva del giocatore, trapelata tramite le persone a lui più vicine, punta tutto sulla totale assenza di consapevolezza. Bastoni sottolinea come la vicenda risalga a sei anni fa, un periodo in cui era da poco arrivato a Milano, giovanissimo e single.
Il calciatore nega con fermezza di aver mai sborsato denaro in cambio di prestazioni sessuali e, soprattutto, ribadisce di non essere mai stato a conoscenza della minore età della ragazza. Uno spiraglio per la difesa potrebbe arrivare dalle prime dichiarazioni della stessa giovane, la quale, ascoltata dagli inquirenti in qualità di testimone, avrebbe sensibilmente ridimensionato la portata dei fatti, mentre altre ragazze del giro avrebbero confidato di aver frequentato i calciatori per puro interesse personale e non dietro compenso economico. Spetterà ora ai magistrati valutare la tenuta del quadro accusatorio alla luce dei riscontri telefonici.